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Stefano Romagnoli e la moglie Daniela durante una vacanza: poi la malattia di lei ha sconvolto la vita della coppia
"Noi caregiver abbiamo bisogno di un segnale di civiltà e giustizia sociale dalla politica e dai gestori delle rsa". La storia di Stefano Romagnoli racchiude in sé un filotto di criticità di chi si trova costretto a fare i conti con i dolori della vita. Come una diagnosi infausta che ha scombinato i disegni e i progetti di vecchiaia: l’Alzheimer diagnosticato alla moglie allora 56enne nel 2015. "Perché portare in detrazione fiscale solo 1.500 l’anno di quota sanitaria? Perché non poter scaricare i contributi versati a una badante oltre i 1.500 euro l’anno? Perché non provare a eliminare per i caregiver l’addizionale regionale Irpef?".
Tutte richieste (d’aiuto) avanzate dal 68enne pensionato dopo una vita da dirigente in Regione, trascritte nero su bianco insieme ad altri punti confluiti in una petizione da oltre 38mila firme sottoscritte da altri caregiver, in occasione del forum organizzato da "La Nazione" a tema rsa. Per otto anni, dal 2015 all’agosto 2023, Stefano ha curato, assistito, nutrito, sostenuto con tutto l’amore di questo mondo la moglie tra le mura di casa. Con l’ausilio di figure infermieristiche qualificate, sobbarcandosi 2.800 euro al mese per assicurare le "migliori cure possibili" alla moglie Daniela.
Poi, la dura realtà: l’insostenibilità dell’assistenza domiciliare. Il peggioramento delle condizioni della moglie, dopo una grave crisi epilettica, il ricovero in ospedale in contemporanea a causa di un malanno dello stesso Stefano. L’odissea della ricerca di una struttura che potesse definitivamente ospitare la moglie in un letto d’ospedale dopo essere riuscito a concertare con l’assistente sociale una soluzione tampone di 7 giorni per la moglie trasferita in un reparto di cure intermedie dello stesso ospedale, poi l’ingresso in una struttura dell’Empolese.
Senza riuscire a sbloccare il riconoscimento della quota sanitaria coperta dalla Regione, scavalcato in lista da casi ‘più urgenti’. Ma i numeri non mentono: dall’agosto 2023 a gennaio 2025, 3400 euro al mese di retta da sostenere per 18 mesi. In ultimo, la beffa: la comunicazione della struttura in cui è ricoverata la moglie del rincaro della quota sociale giornaliera.
"Sembrano pochi 7 euro al giorno, ma in fondo al mese sono altri 200 euro al mese da sostenere. Il sistema non funziona", racconta Stefano. A quel punto, divenuto un fiume in piena: "La malattia di mia moglie è divenuta totalizzante, ti viene a mancare il tempo, isolato da tutto il contesto intorno a te. Vengono meno le cose più futili come una serata al cinema o tra amici. A metà dicembre sono caduto, rompendomi una vertebra - aggiunge il 68enne -. Due volte a settimana sono riuscito a mandare a mie spese una persona a trovare mia moglie in rsa per starle vicino per non sentirmi in colpa di averla abbandonata. Dopo due mesi sono tornato da lei, ho ricevuto un sorriso, nonostante la fatica ad essere riconosciuto. E quel sorriso, comunque mi ha rasserenato rispetto alla scelta inevitabile di averla ricoverata in una rsa".
F. I.