SANDRA NISTRI
Cronaca

Luca Zingaretti debutta alla regia con 'La casa degli sguardi' a Sesto Fiorentino

Luca Zingaretti presenta il suo primo film da regista, 'La casa degli sguardi', tratto dal libro di Daniele Mencarelli.

Luca Zingaretti al cinema Grotta di Sesto Fiorentino per presentare il film ’La casa degli sguardi’ che segna il suo debutto alla regia

Luca Zingaretti al cinema Grotta di Sesto Fiorentino per presentare il film ’La casa degli sguardi’ che segna il suo debutto alla regia

Cinema Grotta strapieno, a Sesto Fiorentino, per l’arrivo di Montalbano alias Luca Zingaretti che ha presentato, due sere fa, il suo primo film come regista ‘La casa degli sguardi’, liberamente tratto dal libro di Daniele Mencarelli uscito nel 2018. Una storia drammatica ma con un riscatto finale per il giovane protagonista.

Zingaretti da cosa nasce la scelta del libro di Mencarelli per il suo film?

"Stavo cercando una storia per debuttare dietro la macchina da presa, un desiderio che era diventato un’urgenza. Mi sono imbattuto nel libro e l’ho subito amato. In realtà il primo libro che ho letto di Mencarelli è stato ‘Tutto chiede salvezza’ da cui è stata tratta la serie di Netflix: quando non si parlava ancora della serie televisiva lo lessi e mi piacque ma non mi sembrò adatto a farci un film. Poi mi è capitato di leggere ‘La casa degli sguardi’ e sono rimasto letteralmente fulminato.

Perché? Da cosa nasce questo amore a prima vista?

"Perché parla di quella straordinaria capacità che abbiamo noi esseri umani di rialzarci dopo che la vita ci ha dato una bastonata. Tutti hanno fatto esperienza di un momento difficile, tutti si saranno sentiti a terra ma tutti ci siamo un po’ rialzati alla fine. A un certo punto vedi una luce in lontananza e capisci che quella è l’uscita dal tunnel. Queste storie mi hanno sempre affascinato, commosso e quindi ho detto, è la storia giusta per me".

Nel film lei è il padre del protagonista, il ventenne Marco. È vero che non voleva interpretare questo ruolo?

"In realtà, all’inizio non ci avevo proprio pensato, volevo concentrarmi sulla ma prima regia. Invece poi i miei due cosceneggiatori mi hanno detto che avevano sempre creduto che la parte fosse mia e che ero perfetto per il ruolo del padre. Allora il mio narcisismo da attore ha cominciato a lavorare, non trovavo un attore come dicevo io e ho fatto io il padre. Ora sono contentissimo perché è un bellissimo personaggio e, avendolo scritto, sapevo anche come lo volevo interpretare".

E la scelta di Marco, Gianmarco Franchini, come è nata?

"È stata immediata, lui è stato il primo attore che ho visto nei casting, avevo una cinquantina di ragazzi da vedere, il primo che ho incontrato è stato lui e mi ha subito impressionato. Mi sono girato verso la casting director e ho detto manda via tutti gli altri perché avevamo il nostro protagonista".

L’autore del libro come ha reagito all’uscita del film?

"Mencarelli, che chiaramente ho conosciuto, da persona intelligente com’è non ha voluto partecipare alla sceneggiatura perché sapeva che avremmo dovuto fare dei cambiamenti. Alla fine però, quando ha visto il film, mi ha abbracciato dimostrandomi che gli era piaciuto".