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Meteorite (foto Ansa)
Firenze, 26 febbraio 2025 - Particolari leghe metalliche, fatte principalmente di rame e alluminio, presenti nelle meteoriti e micrometeoriti trovate sulla Terra potrebbero essersi generate da grandi collisioni tra corpi celesti giganteschi, come i primi pianeti della storia del nostro sistema solare. È l’assunto della ricerca internazionale pubblicata sulla rivista Earth and Planetary Science Letters, coordinata da Luca Bindi, docente di Mineralogia e direttore del Dipartimento Unifi di Scienze della Terra, insieme a Matthew J. Genge, dell’Imperial College di Londra.
Descrizione della scoperta e del campione africano
L’articolo descrive una nuova e importante micrometeorite (particella cosmica NG-1) proveniente dalla zona di Djombe nella Repubblica Democratica del Congo: il reperto contiene una lega di rame e alluminio (lega Cu-Al), altrimenti nota come bronzo di alluminio, materiale di elevata resistenza al calore, all’usura e alla corrosione.
“La presenza di leghe Cu-Al – spiega Luca Bindi – era già stata trovata anni fa in un campione di meteorite conservato al Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze e originario del fiume Khatyrka nell’estremo oriente della Russia, dove nel 2011 nell’ambito di una spedizione sono stati trovati altri piccoli frammenti della meteorite all’interno di uno strato di argilla vecchio di 15.000 anni. Abbiamo quindi deciso – prosegue Bindi – di paragonare la meteorite Khatyrka con la micrometeorite africana. Quest’ultima, infatti, riveste particolare interesse, in quanto è una particella che non si è fusa durante l’ingresso nell’atmosfera terrestre, a differenza di altre micrometeoriti che subiscono un forte riscaldamento, tale da rendere oscure le loro origini”.
Origine e implicazioni delle leghe specifiche
I ricercatori hanno dimostrato che probabilmente i due campioni provengono da uno stesso asteroide (89 Julia) che appartiene alla fascia principale degli asteroidi compresi fra le orbite di Marte e Giove. Il cosiddetto bronzo di alluminio, che non si trova nativo sulla Terra, doveva essere scaturito da una collisione.
“Ci siamo resi conto – ha commentato Matthew Genge – che il processo richiesto per formare la lega Cu-Al celava la firma di un grande corpo planetario, non di un piccolo asteroide. Solo nei grandi corpi planetari i magmi possono generare fluidi caldi e molto riducenti in grado di formare leghe di alluminio contenenti rame”.
Conseguenze della ricerca
La ricerca suggerisce che all’origine delle due meteoriti studiate, ma non solo di esse, potrebbe esserci un corpo celeste, grande come un pianeta, che ha dato origine alle meteoriti ureilitiche. Anche la misura dei tre isotopi dell’ossigeno della micrometeorite di Djombe è coerente con l’ipotesi di un impatto fra l’asteroide 89 Julia e una ureilite.
“La ricerca mostra che condizioni estreme possono essere generate a causa di eventi casuali all’interno dei primi sistemi planetari della storia – concludono i ricercatori -. I protopianeti distrutti potrebbero contenere depositi di metalli insoliti che un giorno potrebbero contribuire a fornire risorse agli esploratori dello spazio extraterrestre”.
Maurizio Costanzo