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Cronaca

Molestie del prof a studentessa: "Segnali ignorati o sottovalutati"

Lui 58 anni, lei 14: la mamma ha scoperto la verità nel cellulare della figlia. Decine di contenuti scambiati . Il mondo scolastico s’interroga. Il preside Arte: "Serve una maggiore sensibilità su questi temi".

Lui 58 anni, lei 14: la mamma ha scoperto la verità nel cellulare della figlia. Decine di contenuti scambiati . Il mondo scolastico s’interroga. Il preside Arte: "Serve una maggiore sensibilità su questi temi".

Lui 58 anni, lei 14: la mamma ha scoperto la verità nel cellulare della figlia. Decine di contenuti scambiati . Il mondo scolastico s’interroga. Il preside Arte: "Serve una maggiore sensibilità su questi temi".

Professori accusati di palpeggiare le alunne, presidi indagati per ostacolo alle indagini. Gli ultimi casi svelano episodi choc e squarciano un velo sul tema delle molestie a scuola. Ne parliamo con Ludovico Arte, preside dell’Itt e liceo linguistico Marco Polo di Firenze, scuola molto attenta al dialogo coi ragazzi.

Preside Arte, a scuola possono verificarsi comportamenti inappropriati. Come si affrontano queste situazioni?

"Esistono diversi livelli di gravità. Molte situazioni nascono in modo subdolo, attraverso messaggi sui social o WhatsApp, dove la comunicazione si fa nascosta, non trasparente. A volte, certi segnali vengono ignorati o sottovalutati. Se tutti, compagni, docenti, colleghi, sviluppassero una maggiore sensibilità su questi temi, forse certe situazioni emergerebbero prima".

Ci sono segnali che possono aiutare a riconoscere una situazione di disagio?

"Difficile che non ci siano segnali. Un ragazzo può manifestare cambiamenti nel comportamento e anche l’adulto stesso, in alcuni casi, può tradirsi. È fondamentale parlare di più di ciò che è giusto o sbagliato nelle relazioni affettive e sviluppare una cultura dell’attenzione ai segnali di disagio. L’educazione affettiva dovrebbe avere un ruolo più centrale".

C’è anche un livello più sottile di molestie, che si manifesta con battute o atteggiamenti inappropriati?

"Sì, esiste un livello più sotterraneo fatto di battute infelici tra compagni, ma anche tra adulti che, in modo inopportuno, credono di essere spiritosi con studentesse o colleghe. In passato, certe uscite un po’ cialtrone passavano quasi inosservate, oggi invece c’è una sensibilità maggiore. Succede anche che alcuni adulti non si rendano conto dei confini e che alcune ragazze, magari più fragili e in cerca di conferme di autostima, accettino certi apprezzamenti. Poi la situazione può sfuggire di mano. Alcune studentesse hanno riferito di aver ricevuto commenti o sguardi giudicati inappropriati. Hanno comunque percepito un’intrusione. Per questo, nella nostra scuola abbiamo aperto una riflessione sulla comunicazione, coinvolgendo docenti e psicologi. Serve una cultura che smascheri questi atteggiamenti sul nascere".

Come si può favorire un ambiente scolastico che protegga gli studenti?

"La scuola deve essere un luogo di ascolto, in cui i ragazzi si sentano liberi di segnalare e denunciare. Se la scuola è percepita come un’istituzione rigida e repressiva, gli studenti tendono a chiudersi. Abbiamo discusso spesso di sessualità e affettività, coinvolgendo studenti più grandi che parlano ai più piccoli. Se l’educazione scolastica si limitasse alle sole discipline, queste dinamiche rimarrebbero più sommerse. Invece, lavorando sulle emozioni, si acquisisce maggiore consapevolezza".

Cosa fare in concreto?

"Fare formazione sia per gli adulti che per i ragazzi, portare agli studenti testimonianze dirette di chi ha subito molestie e parlare a scuola dei casi di femminicidio. Fondamentale è poi la formazione con gli psicologi, ma anche tenere le porte della presidenza e della sala insegnanti aperte. I ragazzi devono sapere che, in caso di bisogno, la scuola li ascolta. Se nella vecchia scuola autoritaria il rischio era la repressione, in quella in cui si abbattono le distanze il rischio è che il confine del buonsenso possa essere superato. Di qui l’esigenza di puntare sul dialogo, sull’imparare a leggere i segnali di disagio".

Una dirigente è finita ai domiciliari per ostacolo alle indagini. Possibile arrivare a tanto pur di proteggere il nome della propria scuola?

"Può succedere per timore di danneggiare la reputazione dell’istituto. Ma un presunto reato non si può nascondere. E’ un fatto di etica professionale".