ROSSELLA CONTE
Cronaca

Omicidio a Firenze, lo strano malore dell’indagato. "Stavamo parlando della morte di Kiò"

Era andato regolarmente a lavorare quando la notizia dell’omicidio ha cominciato a circolare al mercato. I commercianti: "Abbiamo pensato che fosse una reazione a quanto ci avevano appena detto, e invece..."

Firenze, 5 dicembre 2023 – Aveva aperto il banco all’angolo con via Por Santa Maria come sempre, quando intorno alle 15, non appena è iniziata a circolare la notizia della morte di Kiomar, uno dei dipendenti ha avuto una specie di mancamento. Si è irrigidito e più volte si è appoggiato al banco. "Abbiamo pensato tutti che fosse una reazione a quanto ci avevano appena detto. Eravamo un po’ tutti sotto choc d’altra parte... E invece...".

Nessuno avrebbe mai pensato che proprio lì, tra quelle bancarelle frequentate dai turisti di tutto il mondo, potesse succedere un dramma del genere. Quella mattina, come se nulla fosse, il dipendente fermato dalla polizia era dietro la bancarella che si trova all’esterno del celebre mercato del Porcellino.

Passando sotto la Loggia ha salutato tutti i colleghi come se nulla fosse e poi, avvolto nel suo giubbotto verde militare e con il solito cappellino, ha aperto il banco di souvenir, quel banco che era un po’ la vita di Kiomar, o meglio conosciuto tra colleghi e amici come Kiò. Il giovane brasiliano, insieme al fratello, che ha lavorato per un breve periodo, circa un annetto fa, sempre per il commerciante ucciso, è invece arrivato a Firenze da Rio de Janeiro nel 2020.

"Giovedì mattina era qui, ci ha salutati come sempre. Ci è sembrato un po’ stanco, aveva le borse sotto gli occhi ma era tipico di lui, un ragazzo a cui piace molto divertirsi", raccontano alcuni bancarellai. Il fratello, invece, che era stato mandato via "a seguito di diverse incomprensioni sul posto di lavoro, è passato di sfuggita senza però fermarsi".

«Sembrava un ragazzino per bene, il fratello invece non è mai piaciuto a nessuno", sollevano le spalle alcuni ambulanti. Due ragazzi con un passato difficile e a cui il commerciante dal cuore grande aveva voluto dare una seconda possibilità di vita offrendogli un lavoro e uno stipendio.

"Kiò era troppo buono, nonostante i problemi avuti in precedenza con il fratello, aveva deciso comunque di dargli una chance, perché lui era così, aiutava tutti". Sono tanti gli aneddoti che legano il commerciante iraniano al Porcellino: c’è chi lo ricorda avvolto nella sua sciarpa della Fiorentina, chi dare da mangiare agli uccellini o offrire parte del suo pranzo ai connazionali.

Kiomar era legatissimo a Firenze, la terra in cui aveva scelto di vivere. È arrivato nel 1976 dall’Iran, per la precisione da Lahijan, per studiare Belle Arti. In quegli anni, davano degli incentivi alle famiglie che mandavano i figli all’estero e così, sia lui che i suoi tre fratelli, sono arrivati in Italia. Terminato il suo percorso di studi, Kiomars ha iniziato a lavorare al Mercato del Porcellino come commesso per poi comprare un banco tutto suo. Oggi al posto di quel banco c’è un cartello: "Il tuo ricordo sarà sempre vivo".