STEFANO BROGIONI
Cronaca

Omicidio a Firenze: Cheikhna Dia condannato a 15 anni per l'uccisione di Petru Tataru

Il tribunale di Firenze condanna Cheikhna Dia a 15 anni per l'omicidio di Petru Tataru, avvenuto dopo una lite per droga.

Una telecamera riprese l’accoltellamento

Una telecamera riprese l’accoltellamento

di Stefano Brogioni

FIRENZE

Dopo una discussione per un credito di droga, gli sferrò due coltellate rapidissime, tra l’inguine e il basso addome. Così Petru Tataru, 19 anni appena, cameriere in un locale del centro, venne assassinato e ucciso, sul marciapiede tra largo Alinari e via Fiume, a due passi dalla stazione di Santa Maria Novella. Era la notte del 14 marzo dell’anno scorso, e, a poco più di dodici mesi di distanza, il tribunale di Firenze ha condannato il senegalese Cheikhna Dia, residente a Fucecchio con il padre pellettiere e un fratello più piccolo.

Quindici anni la pena inflittagli dal giudice Anna Liguori. Il senegalese, assistito dagli avvocati Chiara Galli e Francesco Stefani, accusato di omicidio volontario senza aggravanti, oltre che di rapina, ha infatti potuto accedere all’abbreviato, rito che prevede uno sconto di un terzo della pena. I difensori avevano tentato anche di riqualificare il delitto in omicidio preterintenzionale o colposo.

Alla fine il gup, Angela Fantechi, ha ridotto ulteriormente il calcolo della pm Alessandra Falcone, che per Dia aveva chiesto 18 anni. Delusione per i familiari di Petru, fuori dall’aula, che non erano stati ammessi come parte civile: per la pena ma anche per la mancata partecipazione all’udienza. Non sono stati quindi disposti risarcimenti.

"Ci rivarremo dal giudice civile", annuncia il loro legale, Monica Fabbri, contrariata per l’esclusione.

Il processo ha ricostruito ogni momento di quella notte. Tataru e Dia si conoscevano, la sera precedente il primo aveva venduto della droga al secondo. Una dose “non buona“, secondo il senegalese, che quando rincontrò il moldavo pretendeva di riavere indietro i soldi. Iniziarono a discutere nel fast food di fronte alla stazione, poi continuarono fuori.

Le telecamere ripresero i due che camminavano mentre discutevano e anche l’attimo in cui Dia tirò fuori il coltello e colpì, prima di prendere il denaro del moldavo. Fatale si rivelò il fendente che raggiunse la vena iliaca e il peritoneo. L’arma non è mai stata ritrovata.

Il giovane, che non aveva precedenti penali, morì per uno shock emorragico. Il senegalese, riconoscbile all’epoca per una cresta biondo tinta sui capelli mori, invece proseguì la sua notte nel centro di Firenze.

Lo arrestarono i poliziotti della squadra mobile della questura mentre si trovava in un’auto, in compagnia di amici e amiche, in piazza dei Nerli.

Vennero tutti portati in questura, ma una telecamera aveva ripreso quella targa dell’auto dalle parti della stazione. Così, minuto dopo minuto, la posizione del senegalese si aggravò, fino al fermo.

Da quel giorno, Dia, non è più uscito dal carcere di Sollicciano. Pochi giorni prima dell’omicidio Dia era già stato arrestato per altre rapine violente avvenute in centro, e denunciato per furto aggravato.