
L’ostello in un’ala del convento dei frati Francescani, in Borgo Ognissanti
di Pietro Mecarozzi
Quattro anni senza pagare la tassa di soggiorno al Comune di Firenze, per un ’buco’ totale di circa 157mila euro. È la storia di un ostello nel cuore di Firenze, situato in un’ala del convento dei frati Francescani, in Borgo Ognissanti, che da novembre 2019 a settembre 2023 ha omesso di versare nelle casse di Palazzo Vecchio l’imposta di soggiorno incassata dai clienti che hanno alloggiato nelle proprie camere. È partita così la segnalazione a Palazzo Niccolini. E ieri la Corte dei conti sezione Toscana ha condannato la società proprietaria dell’ostello e l’amministratore delegato a risarcire la somma, più le spese giudiziali del processo.
A nulla infatti sono serviti i ripetuti solleciti da parte degli uffici dell’amministrazione comunale. La società si legge nella sentenza, non ha mai risposto. E quando lo ha fatto, è stato per proporre ricorso contro gli avvisi di accertamenti esecutivi. Ricorso che il Comune ha rigettato e che la società (per quanto riguarda l’annualità del 2022) ha portato davanti alla corte di giustizia tributaria.
La holding conta nel proprio carnet svariati ostelli in giro per l’Europa. E secondo i giudici, nel corso degli anni precedenti, non avrebbe sofferto di crisi economiche o mancanze di liquidità tali da impedirle di versare quanto dovuto a Palazzo Vecchio.
A inizio dicembre 2024, inoltre, sono stati eseguiti dalla società tre slot di pagamenti da circa 1500 euro ciascuno, che hanno fatto calare il debito a poco più di 153mila euro. "L’ elemento soggettivo è costituito dal dolo – si legge nella sentenza –, in ragione del comportamento dei soggetti che hanno volutamente omesso di riversare al Comune di Firenze, i proventi della tassa di soggiorno, con comportamento connotato dalla volontà di disattendere un obbligo di servizio".
E ancora: "Né può essere invocata la cosiddetta crisi pandemica come causa di forza maggiore, essendosi in presenza di somme già incassate e per cui sussisteva unicamente l’ obbligo del versamento", spiegano i giudici.