IRENE PUCCIONI
Cronaca

“Imbratteremo ancora. La reazione del sindaco? Non me l’aspettavo. Vorrei incontrarlo”

Firenze, vernice su Palazzo Vecchio: parla Giordano Stefano Cavini Casalini, 32 anni, attivista empolese bloccato dal primo cittadino Dario Nardella durante l’azione

Giordano Stefano Cavini Casalini, 32 anni, l'attivista bloccato (New Press Photo)

Giordano Stefano Cavini Casalini, 32 anni, l'attivista bloccato (New Press Photo)

Firenze, 18 marzo 2023 – È il terzo blitz di Ultima Generazione dall’inizio dell'anno sui palazzi storici fiorentini a cui partecipa.

Nardella: “Ho agito d’istinto”

Al primo, alla sede regionale del Mef, è rimasto ‘dietro le quinte’. Negli ultimi due, invece, ha agito in prima persona gettando vernice colorata sui muri del Palazzo del Pegaso il mese scorso, e su quelli di Palazzo Vecchio venerdì mattina, dove è stato bloccato dal sindaco Dario Nardella.

Giordano Stefano Cavini Casalini, 32 anni, attivista empolese non ha intenzione di fermarsi, nonostante la sfilza di denunce che sta collezionando e i numerosi commenti di disapprovazione contro il suo gesto.

Cosa c’entra la sostenibilità ambientale con il vandalizzare dei palazzi storici?

“Vandalismo è arrecare danni. La vernice lavabile sui muri dei palazzi non ne fanno. Infatti è bastata un po’ d’acqua per eliminare tutto”.

Un po’ tanta: il Comune parla di 5mila litri. Da ambientalista non le sembra un bello spreco?

“Non nego il danno economico, ma invito il Comune di Firenze e tutti noi a una riflessione: perché si verificano queste forme di ribellione? Evidentemente perché il problema sull’emergenza climatica non è stato mai affrontato e risolto”.

E il modo migliore per accendere i riflettori è prendere di mira i palazzi storici?

“Palazzo Vecchio è il simbolo del potere. La sede fisica delle istituzioni che dovrebbero difendere i cittadini. Ci sono varie forme di protesta: manifestazioni, raccolta di firme, ma anche questa. Suscita una reazione forte, che può essere sia positiva sia negativa, ma sicuramente non lascia indifferenti. A quanti hanno contestato il gesto dico: non vi piace come attiriamo l’attenzione sui temi ambientali? Aiutateci a trovare altre modalità, ma ribellarsi è un dovere”.

Molte persone in piazza vi hanno fischiato. Non è che invece di raccogliere consensi attirare antipatie?

“Il nostro obiettivo non è attirare simpatie. Anche in passato ci sono state azioni che non piacevano, che creavano disagi. Penso alle lotte operaie, agli scioperi nelle fabbriche: non a tutti piacevano, sicuramente provocavano disagi a quei lavoratori che non aderivano. Al giorno d’oggi se si pensa a quelle proteste le consideriamo giuste e infatti ora lo sciopero è normato. Quello che oggi crea disagio e sgomento nel tempo potrebbe essere valorizzato e visto in modo diverso”.

Se l’aspettava di essere fermato dal sindaco in persona?

“Sinceramente no. È stata una sorpresa. Comprendo la sua reazione di sgomento e di rabbia. Lo capisco, ma respingo la definizione di ‘barbari e incivili’. Lavoro nella sanità pubblica da dieci anni come operatore socio sanitario e negli ultimi sei anni in strutture psichiatriche. Sentirmi dire che sono un barbaro, un vandalo, un pericolo per la società si collima poco con la mia persona”.

Incontrerebbe il sindaco Nardella?

“Certo. Sono aperto al dialogo con tutti, mi piacerebbe avere un confronto con lui”.

Come scegliete i vostri obiettivi? E come vi organizzate?

“Siamo cittadini che si auto organizzano, accomunati dagli stessi temi. Nel gruppo, siamo una trentina su tutta l’area fiorentina, pratese e empolese, c’è chi si occupa della gestione dei social, chi di fare foto e video, chi porta in atto l’azione concreta”.

Non avete paura delle denunce?

“Ci consultiamo con i legali vicini al movimento. Spieghiamo cosa intendiamo fare e loro ci illustrano i rischi a cui andiamo incontro. Certo non è piacevole prendere delle denunce. Ci penso. Cerco di organizzarmi per tutelare la mia famiglia e i miei beni. Però ho molta più paura di tutto lo scenario futuro cui andremo incontro se non facciamo qualcosa subito. Anche nel mio lavoro quotidiano che senso ha impegnarmi se poi non garantisco alle persone fragili con le quali sono a contatto una qualità della vita fuori dalle strutture migliore?”.

Lo rifarà?

“La campagna di Ultima Generazione continuerà fino a quando non verrà soddisfatta. La nostra strategia è quella della disobbedienza civile”.

Pensa davvero di appartenere all'ultima generazione?

“Se guardo i rapporti scientifici, sì. Ci forniscono degli scenari nel 2050 preoccupati. Intanto ci dicono che la finestra per mitigare le conseguenze del cambiamento climatico è breve: a fine secolo avremo un aumento della temperatura globale di oltre 2 gradi, arrivando fino a 3 con condizioni che potrebbero mettere a rischio la sopravvivenza della stessa specie umana. Mia figlia, che oggi a 8 anni, si troverà in mezzo al problema”.