
Emiliano Fossi presenta una legge per proteggere i rider, contrastare il caporalato digitale e tutelare i dati.
Da Firenze, dove nell’ottobre 2022 è morto Sebastian Galassi, rider fiorentino di 26 anni, mentre stava lavorando, parte oggi una battaglia per tutelare il lavoro dei rider con una proposta di legge presentata dal deputato Pd e segretario regionale della Toscana, Emiliano Fossi.
Tale proposta di legge (assegnata alle Commissioni Giustizia e Lavoro di Montecitorio) si pone obiettivi espliciti. "Contrastare il caporalato digitale, tutelare i dati sensibili dei lavoratori e introdurre nuovi obblighi a carico del committente che utilizza le piattaforme online" spiega Fossi. Nello specifico il committente dovrà monitorare e valutare periodicamente l’impatto sulle condizioni di lavoro delle decisioni prese dai sistemi decisionali e di monitoraggio automatizzati nonché valutare i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori. Il testo vuole, inoltre, contrastati i fenomeni di sfruttamento e somministrazione fraudolenta del lavoro. "Questo testo, che chiederò di calendarizzare prima possibile, è comunque un punto di partenza aperto alle proposte migliorative di tutti: forze politiche, sindacati, enti locali ed associazioni" sottolinea Fossi.
"Ben venga tale documento perché ogni iniziativa per tutelare i rider è sicuramente positiva specialemente se apre al confronto. Non mancheremo di confrontarci sui dettagli" risponde all’appello Mattia Chiosi, rappresentante della Nidil Cgil di Firenze e Toscana, disponibile a dare il contributo visto che ben conosce il difficile e intricato mondo dei rider. A Firenze e provincia, senza considerare i lavoratori di ’Just Eat’ (inquadrati come lavoratori dipendenti del Ccnl del settore trasporti), i fattorini in bici sono oltre trecento. "Ormai sono quasi tutti migranti, di giovani studenti non c’è più traccia" spiega il sindacalista che conferma anche "paghe in calo mentre le tratte e le aree di consegna si stanno ampliando. Meccanismi tipo il pagamento come singola di una consegna doppia impoveriscono ulteriormente una categoria già sfruttata e priva di tutele". Il rapporto di lavoro tra i rider e le principali piattaforme di food delivery è organizzato tramite collaborazioni occasionali e collaborazioni con partita Iva. "Quindi niente tredicesima, niente malattia, niente ferie – spiega Chiosi –. Nel caso di infortunio, possono rivolgersi all’Inail ma diventa complicato farsi riconoscere l’infortuno dal datore di lavoro e, così, molto spesso gli stessi rider lasciano perdere e non denunciano" aggiunge il sindacalista annunciando a breve il lancio di un nuova campagna per la sicurezza dei lavoratori e ricordando anche la battaglia contro Uber Eats per "far riconoscere gli indennizzi ai rider – un centinaio nella nostra zona – che da un giorno all’altro sono rimasti senza lavoro ma non sono stati riconosciuti lavoratori dipendenti, con tutte le tutele del caso".
Le piattaforme digitali vanno regolamentate anche perché "un algoritmo non può decidere il destino di una persona. Ci deve essere una decisionalità umana. Galassi quando è morto è stato licenziato perché non aveva effettuato la consegna" ricorda Chiosi elencando altri casi paradossali. "Quando scade il permesso di soggiorno del lavoratore scatta il blocco dell’account e quindi la persona non può lavorare e, di conseguenza, non ha reddito. Però l’algoritmo non calcola che nel frattempo quel lavoratore ha iniziato le pratiche per il rinnovo del permesso di soggiorno" dice ancora il sindacalista. "Se si buca una ruota della bici, se capita un guasto al motorino o anche se il cliente, per mille motivi, non risponde al campanello entro un tot di minuti, il rider rischia di essere ’sospeso’ dal lavoro: il meccanismo di queste piattaforme è penalizzante per i fattorini per cui è gisuto rivederlo e non lasciare tutte le decisioni all’algoritmo" conclude Chiosi.