Firenze, 29 marzo 2025 – Come se la natura si fosse ribellata all’uomo scaricando all’improvviso quintali e quintali di rifiuti sotterrati cinquant’anni prima. Da quando la frana provocata dal maltempo ha scoperchiato la discarica fantasma rigurgitandola nel torrente Rovigo, il tempo nella valle del Santerno si è fermato. E dopo lo sdegno per quell’accordo “scellerato” siglato nel 1971 tra i Comuni di Firenze e Palazzuolo, è subito scattata la corsa per limitare i danni di quello che appare a tutti gli effetti un disastro ambientale senza precedenti.

Il vertice in Prefettura
Ieri pomeriggio in Prefettura si è svolto il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato dalla prefetta di Firenze, Francesca Ferrandino. Un vertice operativo, con due obiettivi principali: fare il punto del lavoro svolto nelle ultime due settimane e coordinare le azioni per garantire la sicurezza. Dal summit è emerso che la frana non si è ancora stabilizzata completamente. Inoltre è stato ribadito che i rifiuti che hanno invaso il torrente devono essere trattati da personale autorizzato e con competenze specifiche.
Le ordinanze dei Comuni
La sintesi del vertice si traduce nelle ordinanze urgenti dei Comuni di Palazzuolo sul Senio e Firenzuola. Il primo ha già emanato un provvedimento ad hoc, con effetto immediato, per vietare l’accesso ai volontari per la raccolta dei rifiuti lungo tutta l’asta del torrente Rovigo. L’accesso è consentito solo alle ditte incaricate delle lavorazioni, ai mezzi di soccorso, ai tecnici autorizzati, alle forze dell’ordine e agli enti direttamente coinvolti nella gestione delle criticità. Analoga ordinanza anche per Firenzuola. Provvedimenti che di fatto stoppano una schiera di volenterosi pronti a rimboccarsi le maniche pur di salvare quella che fino a poco tempo fa era considerata una delle vallate più incontaminate dell’Appennino. I volontari si erano organizzati nel un gruppo Whatsapp ’Salviamo il Rovigo’ che in appena due giorni aveva raccolto quasi mille adesioni. Tutto inutile, almeno per il momento. La situazione ora è troppo delicata e pericolosa, anche se le prime analisi Arpat hanno scongiurato la presenza di contaminazione nel torrente.
Il piano di contenimento
Giovedì si era riunito un tavolo di coordinamento convocato dall’assessora regionale all’ambiente Monia Monni al quale hanno partecipato la prefetta, i sindaci di Palazzuolo e Firenzuola, l’Autorità di Ambito Territoriale Ottimale, gli uffici tecnici di Regione Toscana ed Emilia-Romagna, l’Arpat e il gestore Hera Ambiente. “Era necessario riportare sotto un’unica cabina di regia tutti gli interventi in corso – ha spiegato Monni – per garantire efficienza e rapidità in un’area di straordinaria bellezza, che merita tutta la nostra attenzione. Le reti di contenimento dei rifiuti sono quasi tutte installate, per fermare la dispersione a valle. Anche gli interventi sul versante colpito dalla frana saranno portati avanti con la massima prudenza, perché la sicurezza degli operatori viene prima di tutto”. Secondo le prime stime fornite da Hera, il ritmo di rimozione dei rifiuti e dei fanghi sarà di 30-40 tonnellate al giorno: si conta di concludere il lavoro nel minor tempo possibile. Anche se molte delle zone interessate sono pericolose e si raggiungono a fatica, il che rende necessari sopralluoghi tecnici approfonditi prima di procedere con qualsiasi intervento. Intanto i riflettori restano accesi. Lo testimonia anche la scelta della Regione di svolgere la prossima seduta della giunta regionale, in programma lunedì, a Casaglia, tra Borgo San Lorenzo e Marradi, la zona più colpita dal maltempo.
La beffa dei costi
Oltre al danno, la beffa. Solo per posizionare le reti nel fiume, il Comune di Palazzuolo ha dovuto sborsare 190mila euro. Un’operazione in somma urgenza sperando poi nei contributi di Regione e Stato. Ma intanto il conto è salatissimo. E destinato a crescere ancora.
(Ha collaborato Paolo Guidotti)