Barbara Berti
Cronaca

Rsa, le denunce dei lavoratori. ‘Latte annacquato per ridurre le spese’

I sindacati: “I controlli? I dipendenti sanno prima quando vengono svolti. Il contenimento del costo del personale incide anche sulla sicurezza”

Firenze, 26 febbraio 2025 – Latte allungato con l’acqua. È uno dei tanti escamotage per abbassare i costi praticato all’interno di una residenza sanitaria assistita del nostro territorio e denunciato dai lavoratori ai sindacati. “Gli anziani sono persone fragili, sempre più spesso quelli che entrano in una residenza non godono di buone condizioni di salute. Ma il business viene prima di tutto, almeno secondo le grandi realtà che sono arrivate in questo settore” racconta Andrea Nerini della Fp Cisl Firenze. E la prima regola per fare affari è comprimere i costi.

“In primis quelli del lavoro con contratti ’poveri’. Quindi si risparmia sulla qualità dei servizi offerti e anche sulla qualità dei fornitori” aggiunge il sindacalista. “Il pasto, per gli ospiti delle rsa, non è soltanto cibo. È un momento conviviale, gratificante, un riferimento durante la giornata” sottolinea Beatrice Stanzani della Uilp Toscana. “È, quindi, ancora più scandaloso risparmiare sulla qualità del cibo che, poi, varia molto a seconda della presenza o meno di una cucina interna alla rsa. Dove si preparano pasti internamente si ha una maggiore attenzione alle patologie e diete degli ospiti” aggiunge la sindacalista.

Ma a quanto ammonta la spesa alimentare media per ospite al giorno? Difficile dirlo perché non ci sono parametri da rispettare. “Si va dai 4 ai 14 euro al giorno” fa sapere la Cisl tenendo conto dei pasti principali e degli spuntini. Una forbice molto ampia perché ogni struttura “è libera di spendere quanto vuole. Ovviamente chi decide di dare servizi di qualità ’investe’ anche nel cibo”. Secondo Franca Conte, presidente Arat (Associazione residenze anziani Toscana), rete che sul territorio coordina 11 case di riposo per circa 650 posti letto, “servono almeno 13 euro al giorno”.

I costi del personale sono un’altra voce importante. “Ma i recenti rinnovi contrattuali non possono giustificare l’incremento delle rette” tuona Francesco Belli della Fp Cgil. “Ci sono più tipologie di contratti collettivi per il personale dipendente delle residenze sanitarie assistenziali” ricorda Stanzani definendo “pirata” quello Anaste. Al di là dei vari giudizi personali, quello che i sindacati denunciano è la ricerca continua di risparmi sul costo del personale. “Ciò si riflette anche sulla sicurezza dei lavoratori e, ovviamente, degli ospiti” aggiunge Raffaella Comodo della Fp Cisl. I referenti della Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil concordano su un fatto: servono più controlli. “Ma seri – sottolineano – non come adesso che tutti sanno quando saranno effettuati. Almeno così ci raccontano i lavoratori”.

Altro problema denunciato dai sindacati (e condiviso anche dal mondo cooperativistico) riguarda la carenza di personale. “Introvabile il personale infermieristico. Perché? Un infermerie in una rsa guadagna il 30 per cento in meno rispetto a un infermiere del settore pubblico” spiega Belli auspicando, quindi, che “arrivi a breve un vero adeguamento di questi contratti”. Scarseggiano anche gli Oss (operatori socio-sanitari) e più in generale tutte quelle figure specializzate “perché, è bene ricordarlo, dentro le rsa oggi ci sono quasi esclusivamente anziani malati” sottolinea Chiara Tozzi dello Spi Cgil.

La normativa sull’assistenza nelle rsa prevede una precisa percentuale di figure professioni ogni tot ospiti. In Toscana i parametri sono più stringenti che altrove: 5 Oss ogni dieci ospiti, un infermiere ogni dieci, un fisioterapista ogni 40 ospiti e stesso rapporto per la figura dell’animatore. “Chi lavora in rsa ci parla di quattro infermieri: quattro in totale” conclude Belli.