OLGA MUGNAINI
Cronaca

Sapore di mare al teatro Verdi. Ruffini: "La mia Versilia anni ’60"

Il grande classico dei Vanzina nella versione musical. L’artista livornese protagonista: "Non c’è più leggerezza"

Paolo Ruffini, protagonista in “Sapore di mare“ versione musical, con Fatima Trotta

Paolo Ruffini, protagonista in “Sapore di mare“ versione musical, con Fatima Trotta

Il film degli anni Ottanta diventò subito un cult. Il musical si avvia sulla stessa strada. Ci sono varianti, ma l’atmosfera e la musica sono sempre le stesse, nella magia delle vacanze estive in Versilia nei mitici anni Sessanta.

Ha appena debuttato e arriva da domani sera a domenica al teatro Verdi, “Sapore di mare“, versione appunto musical, tratto dalla commedia dei Fratelli Vanzina, per la regia di Maurizio Colombi.

Uno dei protagonisti è l’irresistibile Paolo Ruffini, che interpreta il fotografo Cecco nel film impersonato da Enio Drovandi, personaggio allora secondario e qui invece in primo piano.

Paolo Ruffini, come cambia il ruolo del fotografo Cecco? "L’abbiamo esteso e l’abbiamo reso una sorta di cantastorie, un narratore, un puck shakespeariano, che tira le fila e le vicissitudini amorose di questo strampalato gruppo di personaggi che si susseguono nella Versilia degli anni Sessanta, creando un ponte di doppia nostalgia: quello per gli anni Ottanta quando è stato girato il film di Carlo Vanzina, e a sua volta per le vacanze al mare in quegli anni spensierati di cui si narra la storia".

Com’è in definitiva questo musical? "Leggero, come oggi non si riesce ad essere più. Non si sa più essere scanzonati, dare del tu alla vita. Si racconta un periodo in cui c’era molta più innocenza, anche nei rapporti amorosi, erotici. Nel musical si scherza ad esempio su come si può rimanere incinta; o sul ruolo delle ragazze che andavano in giro con le gonnelline maliziose. E’ tutto un mondo diverso, dove avevamo ben saldi i valori, della famiglia ma anche sociali".

Come è cambiata la Versilia da allora? "Quel mondo non c’è più, come non c’è più quella leggerezza. Da sociali siamo diventati social. Ci sentiamo molto più importanti, siamo diventati tutti suscettibili. Mi garberebbe imparare ad offendermi, io non ci riesco, come invece fa la gente per qualunque cosa. Tutti permalosi... Prima ci si poteva tranquillamente prendere per il culo, oggi no. E’ tutto più complesso e complicato. Non si corre più sulla sabbia ma nel fango".

Il pubblico come reagisce a questo “Sapore di mare“ versione musical? "Le persone si divertono, cantano, ballano. Ma del resto il teatro è l’ultimo baluardo di gioia che c’è rimasto".

Non a caso i teatri sono per lo più tutti pieni. "Sì perché il teatro non è delivery, per fortuna non lo puoi avere a casa e quindi devi uscire da casa, spostarti e pagare anche tanto. Ma se i teatri sono pieni è perché l’uomo ha bisogno che qualcuno continui a raccontare delle storie in un posto adibito a raccontarle, dove tutti devono tenere il cellulare in tasca. Io non so se tra duecento anni Tik Tok ci sarà sempre, di sicuro il teatro sì".