Stragi naziste senza risarcimenti. Il Chianti guida la rete di Comuni

Il sindaco di Barberino Baroncelli tuona contro l’Avvocatura: "Non arretriamo, atteggiamento incomprensibile"

Stragi naziste senza risarcimenti. Il Chianti guida la rete di Comuni

Stragi naziste senza risarcimenti. Il Chianti guida la rete di Comuni

Tutti contro l’Avvocatura di Stato. Sono oltre venti i Comuni toscani entrati a far parte del coordinamento istituzionale convocato dal Comune di Barberino Tavarnelle, in rappresentanza delle centinaia di vittime coinvolte nelle stragi nazifasciste consumate in Toscana. Tutti uniti contro la posizione dell’organo di consulenza legale dello Stato che ha bloccato le prime sentenze del Tribunale di Firenze in favore dei risarcimenti dei danni e delle sofferenze subite dai familiari delle vittime degli eccidi del 1944 come la strage di Pratale e l’eccidio di San Donato in Poggio entrambi nel Comune di Barberino Tavarnelle. "Continuiamo a contrastare l’Avvocatura dello Stato – dichiara il sindaco David Baroncelli – per il suo atteggiamento incomprensibile. Non accettiamo e non ci fermiamo allo stop voluto dall’organo che rappresenta lo Stato nelle controversie legali, rispetto alle sentenze emesse dalla giudice Susanna Zanda che alcune settimane fa aveva stabilito l’assunzione di responsabilità della Germania sui crimini di guerra compiuti nel nostro Comune e il risarcimento a favore dei superstiti e dei familiari attraverso il fondo di garanzia italiano istituito nel 2022 dal governo Draghi". Nel caso di Barberino Tavarnelle le sentenze impugnate dall’Avvocatura dello Stato sono due. La prima interessa l’eccidio di Pratale a causa del quale furono trucidati dalle truppe nazifasciste dodici contadini all’imbrunire del 23 luglio 1944.

L’ultima testimone diretta di quella pagina tra le più buie della storia locale è Mirella Lotti che nella strage perse il padre Giuliano e il nonno Carlo, rispettivamente di 30 e 60 anni. All’epoca Mirella Lotti aveva 8 anni e a distanza di 80 anni il ricordo della sofferenza patita non si è mai affievolito. "Non comprendo questo atteggiamento, non è giusto ignorare, anzi calpestare, la memoria di chi non c’è più e il dolore di chi è rimasto", commenta.

L’altra vicenda è legata al massacro di Egidio Gimignani, il partigiano di San Donato in Poggio, che nel giugno del ’44 si fece torturare per non rivelare i nomi dei compagni e tradire la sua comunità. Sono i nipoti Katia e Sergio Poneti ad aver fatto istanza per accedere al fondo di garanzia nel ricordo del nonno che fu sepolto vivo e ammazzato crudelmente dai nazifascisti.

Andrea Settefonti