
Esempi di etichette sostenibili
Il fast fashion è un fenomeno controverso: economico e accessibile, ma poco sostenibile. Ne abbiamo parlato con Alessia D’Errico, retail merchandiser e planner di Liu Jo Uomo. L’esperta ha spiegato che con "fast fashion" si fa riferimento a modelli produttivi che prediligono basso costo del lavoro e tempi rapidi di produzione. Tuttavia, le collezioni vengono progettate molto tempo prima di essere immesse sul mercato e ciò rende il termine "fast" in parte inappropriato. Il problema delle condizioni precarie e dei salari bassissimi dei lavoratori, invece, esiste ed è una realtà a cui lei si dichiara fermamente contraria. La moda veloce inquina molto, i processi produttivi causano danni all’ambiente. Per questo la sostenibilità rappresenta un valore importante per la moda e molti brand stanno introducendo capsule collection eco-sostenibili. Si può garantire che un marchio sia sostenibile per lavoratori e ambiente? Secondo Alessia, alcune aziende lo fanno già e scelgono di lavorare solo con fabbriche in grado di fornire certificazioni specifiche, che attestano il rispetto delle normative vigenti. Il consumatore può distinguere un capo sostenibile da uno che non lo è? È possibile con le etichette dedicate apposte sui capi, anche se il labelling associato cambia da brand a brand. Perché è inarrestabile? Per D’Errico lo sarà finché il potere di spesa della maggior parte delle persone rimarrà mediamente basso. Ciò che conta per molti consumatori è acquistare ciò che piace al prezzo che ci si può permettere, più che investire in capi sostenibili e durevoli.