
La Via Crucis dei giovani di Firenze, guidata dall'arcivescovo Gambelli, si concluderà al carcere di Sollicciano.
Il carcere di Sollicciano quest’anno sarà al centro della Via Crucis che i giovani della diocesi di Firenze faranno insieme all’arcivescovo Gherardo Gambelli (in foto). La casa circondariale, finita più volte al centro delle cronache cittadine, nonché di numerose polemiche in merito alle precarie condizioni igienico sanitarie in cui vivono i detenuti, sarà la tappa finale della tradizionale processione che precede la Pasqua, e che partirà da Scandicci. È questa la grande novità annunciata via social dal Centro diocesano pastorale giovanile: "Quest’anno la Via Crucis dei giovani con il vescovo Gherardo cambia - si legge nel post -. Partiremo da Piazzale della Resistenza a Scandicci per arrivare al carcere di Sollicciano. Un cammino di speranza, per lasciarsi fiorire".
L’appuntamento è per venerdì 11 aprile alle 20:30, per compiere insieme i circa tre chilometri che dividono Scandicci dal carcere di Sollicciano. "Lasciati fiorire. La speranza non delude" è appunto il tema delle riflessioni che accompagneranno le sei stazioni che ricordano il percorso di Gesù verso il Golgota. Le meditazioni, come si spiega nel solito post, sono state pensate durante la missione giovani diocesana che ha visto confrontarsi un gruppo di ragazzi con i loro coetanei nelle parrocchie e nelle scuole di Scandicci.
Insieme a queste ci saranno poi le testimonianze dei detenuti di
Sollicciano raccolte dal cappellano don Stefano Casamassima e dai volontari che operano nel penitenziario fiorentino. Carcerati e giovani saranno così uniti nella preghiera. Un’iniziativa accolta con grande entusiasmo da parte dei fedeli e che accende i riflettori sugli ultimi, spesso privati della propria voce e della propria dignità.
Solo pochi giorni fa è arrivata l’ennesima denuncia sulle gravi carenze igienico sanitarie e strutturali del carcere fiorentino. La fotografia emersa dai vari sopralluoghi, l’ultimo in ordine cronologico è quello di Magistratura Democratica, parlano di pozze d’acqua per terra, muffa e umidità che cola dai muri, cimici. Condizioni disumane per le quali più volte è stata esplicitata l’urgenza di una ristrutturazione. Per non parlare della mancanza di una concreta progettualità per il reinserimento dei detenuti, la maggior parte dei quali trascorrono infiniti tempi morti nelle sezioni. È di poche settimane, inoltre, la notizia del detenuto trovato privo di vita nella sua cella. Il terzo decesso in tre mesi dietro le mura del penitenziario. Un bilancio che segue il tragico trend dello scorso anno, con 64 tentativi di suicidio tra le sbarre.
Teresa Scarcella