FRANCESCO QUERUSTI
Sport

Iania dice basta dopo ’solo’ mille partite

Una lunga carriera di successo con il pallone nel cuore e la porta come filosofia di vita. Adesso un’altra sfida come allenatore

di Francesco Querusti

Dopo oltre 1000 partite nel calcio dilettantistico, giocate a difesa della porta, Filippo Iania ha deciso di appendere le scarpette al chiodo. Fra le motivazioni anche le interruzioni ai campionati causate dal Covid, poichè per atleti non più giovanissimi e impegnati in ruoli dove concentrazione e preparazione fisica sono fondamentali il problema è sicuramente maggiore. Filippo Iania, 44 anni, di professione agente immobiliare, sposato con Elisa e padre di Tommaso ed Emanuele, vanta una lunga e gloriosa carriera nel calcio dilettanti ed è tra i più anziani portieri. Da ormai 38 stagioni sui campi di calcio, negli ultimi cinque anni ha ottenuto tre promozioni: due con la maglia della Rondinella e una col Ponte a Greve, con un parentesi di un anno alla Settignanese e quest’anno al Casellina. Ora Iania ha già lo sguardo al futuro perchè l’amore per il calcio è ancora tanto forte e sta valutando se fare l’allenatore, il direttore sportivo oppure il dirigente.

Filippo come è iniziata questa tua passione?

"Ho iniziato a giocare a 6 anni quando la scuola calcio si chiamava Nagc all’Affrico, perché ci giocava mio fratello Vincenzo che aveva molta più passione di me. Poi un giorno piovoso e col campo fangoso eravamo schierati al limite dell’area per calciare in porta, mancava il portiere, mi proposi io e da quel giorno ci sono rimasto per sempre tra i pali ed iniziato il mio amore per questo sport e per questo ruolo".

E negli anni futuri?

"Ho seguito gli amici alla Settignanese e al Campo di Marte finché conobbi Ilario Saturni, all’epoca allo Sporting Arno, dove ho disputato i Giovanissimi regionali. L’anno dopo sono approdato alla Lucchese dove ci sono rimasto per 5 anni fino ad arrivare a collezionare qualche panchina a disposizione dell’amico e leggendario numero uno Giovanni Galli in serie B".

E poi?

"Per la scelta della famiglia e del lavoro ho giocato in tutte le categorie dilettanti dalla serie D alla Terza categoria vestendo le maglie di Cerretese, Fortis Juventus, Fiesolecaldine, San Piero a Sieve, Pontassieve, San Donato Tavarnelle, Rondinella Marzocco, Staggia, Ponte a Greve e Settignanese con tante soddisfazioni e alcuni campionati vinti".

Cosa ti ha dato il calcio?

"Per me è una palestra di vita, mi ha aiutato a crescere e conoscere tante persone. Creando amicizie importanti, fra tutti Andrea Ivan col quale ho giocato e per un periodo ho avuto il piacere di allenarsi insieme".

In tutti questi anni cosa è cambiato nel calcio?

"Tanto, basta pensare che quando ho iniziato io era permesso al portiere di prendere con le mani il retropassaggio; dal gioco a uomo siamo passati al gioco a zona. I campi erano prevalentemente di terra adesso sono in sintetico; la Scuola calcio giocava in campi grandi".

Come mai la decisione di interrompere l’attività?

"Dopo aver ottenuto con la Rondinella il passaggio in Promozione avevo idea di smettere poiché per via delle quote avrei avuto meno spazio di giocare in questa categoria. Poi ho ricevuto la telefonata del mio vecchio amico e ds del Casellina Jacopo Toccafondi, che mi aveva dato nuovi stimoli a giocare un altro anno, ma ora lo stop causa Covid mi ha fatto decidere di interrompere l’attività. Farò il corso di allenatore Uefa C, quello da allenatore dei portieri l’ho già conseguito qualche anno fa, per poi continuare a restare nel mondo del calcio con altri incarichi".

Un consiglio ai giovani che giocano a calcio?

"Sicuramente quello di non mollare mai, di crederci sempre, dare il massimo e divertirsi. L’esperienza mi ha insegnato che la costanza nel lavoro, la voglia di migliorarsi e raggiungere nuovi traguardi paga sempre; ma soprattutto di studiare a scuola per crearsi un futuro migliore. Ringrazio il calcio che mi ha permesso di conoscere tantissime persone e vorrei salutarle tutte e spero di incrociarle ancora sui campi di calcio".