
Rolando Mandragora sempre più pedina determinante
Ha 28 anni e, fin qui, sembrava uno dei tanti calciatori destinati all’anonimato. Un buon centrocampista senza però una particolare dote che lo facesse emergere dall’indistinto del gruppo. E invece, a leggere la sua carriera, ci si rende conto che di avventure non anonime il Nostro ne ha vissute eccome, al punto che oggi potremmo anche chiamarlo Rolando Quantestorie. Perché Rolando Mandragora da Napoli è davvero un concentrato di vicende sportive che marchiano.
La prima storia è quella di un ragazzo che corregge la fortuna grazie al talento. Nato a Scampia, Rolly comincia giovanissimo a dare calci a una palla e siccome è bravo il padre e lo zio, che per hobby fanno gli allenatori, lo portano al Mariano Keller, vera fucina napoletana di calciatori. E’ qui che il Genoa lo nota e, a 14 anni, lo porta in Liguria, allargandogli così gli orizzonti di vita.
La seconda storia è quella del predestinato. "E’ il nuovo Pirlo", si racconta nell’ambiente. E così, richiamati dalle sue doti, a Genova arrivano a vederlo osservatori da mezza Europa. Ma la più lesta a muoversi è la Juventus, che dopo averlo visto esordire a 17 anni in A con i grifoni di Gasperini, decide di scommettere su di lui e lo acquista. La terza storia è quella del girovago senza meta fissa. La Juventus, per fargli fare le ossa, lo spedisce prima a Pescara, poi a Crotone quindi lo cede all’Udinese lasciandosi però la facoltà di ricompra. Ma Rolando Quantestorie, complici anche alcuni infortuni, non riesce mai a convincere appieno, finendo così al Torino, dove con Juric finalmente gioca con continuità.
La quarta storia è quella in riva all’Arno. Dove Mandragora arriva nell’estate del 2022 con il compito di sostituire nel cuore del gioco e pure in quello dei tifosi uno come Torreira. E forse questo equivoco tattico non lo aiuta. Perché fino a qualche settimana fa Rolando Quantestorie sembrava annegato nel mare anonimo dei duttili. Un calciatore impiegato a volte regista, a volte mediano, a volte mezzala con puntate anche da trequartista o, addirittura, da difensore centrale. Troppe cose per trovarne una compiuta. Rolando Mandragora, il tuttofare dal destino anonimo, con qualche errore di troppo ad allontanarne le simpatie (vedo alla voce "finale col West Ham"). Fino all’esplosione recente.
Scelto da Palladino come mezzala destra del nuovo centrocampo a tre, Mandragora nelle ultime partite è come esploso. Un centrocampista di sostanza e inserimento, che, a suon di gol e di 7 in pagella, ha conquistato di prepotenza la maglia da titolare. Ora: se l’esplosione sia temporanea o di lungo corso è presto per dirlo. Di certo la speranza è di poter raccontare la quinta storia. Quella di un centrocampista che si pensava campione e che, dopo essersi smarrito, ha finalmente ritrovato sé stesso. Kean e Fagioli, Gosens, De Gea ed altri viola di stagione son lì a suggerire che la cosa è tutt’altro che impossibile.
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