
Siamo stati per quasi due mesi chiusi in casa, in quattro mura che avrebbero dovuto proteggerci e darci la sicurezza dal virus, ma che sono sembrate strette, tanto strette da contenere a mala pena i nostri pensieri. Abbiamo giocato, letto, chattato, cucinato, guardato film, ci siamo lavati 500 volte e abbiamo cercato di studiare.
Stiamo vivendo ancora un’esperienza da racconto di fantascienza: per uscire dobbiamo indossare guanti e mascherine e stare ad un metro di distanza dalle altre persone, e per condividere uno spazio scolastico virtuale ci colleghiamo ogni mattina ad una piattaforma. Siamo nativi digitali, capiamo che non c’erano altri mezzi per continuare ad apprendere e soprattutto per non interrompere il nostro percorso formativo; all’inizio è stato bello rivedere i compagni e anche divertente. Le videolezioni, nonostante tutto, sono e sono state un buon tentativo di fare scuola tuttavia crediamo che, per quanto ci si provi, sia impossibile trovare una soluzione alla mancanza di contatto fisico, quindi le videochiamate non hanno sostituito gli incontri veri con gli amici, le videolezioni non hanno sostituito le lezioni vere. Certo gli insegnamenti online hanno avuto di buono la praticità, il poter scrivere ai professori in caso di bisogno e le applicazioni, nondimeno il fatto di essere sempre connessi ad Internet non ci ha fatto bene. Non soltanto per gli effetti sul nostro sistema nervoso e per il corpo, ma anche per l’ansia che ti prende quando non sei collegato: a stare sempre connessi poi si ha paura quando non lo si è, e questo solo per un’alterazione della nostra routine quotidiana. E quindi dopo la "novità" è subentrata la certezza che avevamo perso passi importanti della nostra crescita, dai momenti più banali a quelli più significativi come le sensazione di ansia, di gioia, di preoccupazione prima di un compito o di un’ interrogazione, e infine le risate, la ricreazione come ricerca di un merendino, la confusione, i rimproveri dei professori.
Ci è mancato quindi il nostro stare insieme che si sarebbe concluso con il viaggio di istruzione, mai fatto, sino al temuto esame. Di questo esame, a pensarci perderemo l’ansia dei pochi minuti prima che tocchi il nostro turno e l’adrenalina che avremmo potuto provare mentre avremmo varcato la soglia della porta con l’amica o l’amico che si siede standoti vicino.
Per concludere va sempre ricordato che è la prima volta che succede un evento del genere e che quindi siamo tutti spaesati. Tuttavia come ogni esperienza anche questa deve essere considerata una circostanza da cui si può imparare. Ci insegna ad essere meno egoisti, più pronti ad impegnarci per quella che poi è la salvezza nostra e degli altri e a trovare soluzioni senza arrenderci di fronte ad un nemico invisibile.