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Un'aula di tribunale (Foto di repertorio)
Grosseto, 20 febbraio 2025 – Lei, Virgola, era tornata a casa dopo la battuta di caccia. Tranquilla di essere accolta dal suo padrone, anche se non era stata bravissima. Non era fuggita come lui aveva voluto far credere, presentando la denuncia di smarrimento. Probabilmente neanche lo temeva. Era fiduciosa.
Il Tragico Ritorno a Casa
Invece, proprio dal suo padrone, nell’ambiente familiare, ha trovato la morte. Un 'amico' del suo padrone le ha sparato un colpo di fucile in testa e poi la carcassa, come un rifiuto, è stata gettata in una scarpata, nei boschi di Arcidosso.
Sempre lui, il proprietario, non riteneva la femmina di segugio, quattro anni circa, idonea alla caccia, non era brava in sostanza. Quindi inservibile, tanto vale ucciderla.
Il Processo e la Condanna
Martedì pomeriggio lui e il suo 'amico' sono stati condannati a otto e sei mesi di reclusione per uccisione di animale. Una sentenza che viene accolta con soddisfazione dall’associazione animalista Lndc Animal Protection, che si era costituita parte civile, ma non così scontata.
Considerando che la procura per due volte aveva chiesto l’archiviazione delle indagini. Una prima volta al termine delle indagini preliminari, il pm titolare del fascicolo aveva presentato istanza di archiviazione, ma il giudice per le indagini preliminari dispose accertamenti suppletivi. Dopo questi, il pm presentò di nuovo richiesta di archiviazione, ma a quel punto il gip di Grosseto decretò l’imputazione coatta. Cioè ordinò che i due indagati andassero a processo per l’atrocità che, stando alla sentenza di primo grado, hanno commesso a gennaio del 2020.
Dopo più di cinque anni, cioè, Virgola ha avuto giustizia, almeno in primo grado. Facile ipotizzare un ricorso in Appello.
Reazioni e Prospettive Future
“Questa condanna rappresenta un segnale importante, ma la pena inflitta è ancora troppo lieve rispetto alla gravità del crimine commesso" - dichiara Piera Rosati, presidente Lndc – "Sparare a un cane e buttarlo via come fosse un rifiuto è un atto di una crudeltà inaudita. Continueremo a batterci per pene più severe”.
Cristina Rufini