
Alimenti genuini contro piatti fast food: bisognerebbe tornare a valorizzare i primi
Con il passare dei decenni, tutte le scienze si sono evolute facendo grandi progressi. Anche quella dell’alimentazione ha espanso i propri orizzonti.
Gli studenti delle scuole di secondo grado di Capalbio, istituto Pietro Aldi di Manciano, si sono avventurati ad intervistare anziani del luogo, per cercare di capire le loro opinioni in materia.
Molti degli intervistati affermano che il cibo e la cucina stanno diventando moda e trend: non si mangia più per un bisogno umano, ma per soddisfare quello di apparire sui social ed in Tv.
La generazione anni ‘30 e ‘40 è legata ai piatti della dieta povera maremmana che racconta di cibi come l’acquacotta, sostanziosa pietanza a base di uovo bollito. Pochi cibi con il pesce, rarissimi quelli con la carne. Nati nel periodo ’difficile’ della seconda guerra mondiale, fecero i conti anche col dopoguerra complicato: cibo che scarseggiava e Borsa nera per avere beni di prima necessità.
Il sacrificio di quel tempo imponeva di dover mangiare quello che si trovava e non si ’apriva bocca’.
Di contro, l’opulenza del XXI secolo è ’addetta allo spreco’ e molte risorse della nostra alimentazione spesso sono ’un pasto della spazzatura’!
Gli anziani raccontano poi che la cultura della cucina regionale, è stata modificata radicalmente da quella estera, prima dagli Usa e infine dai popoli asiatici, in nome della globalizzazione. Ciò ha favorito il diffondersi di cibo ’spazzatura’ e di alimenti altamente processati nocivi per la salute.
Testimonianza di ciò sono le parole di nonno Sauro, che descrive la realtà alimentare del dopoguerra raccontando di poveri spuntini a base di pane raffermo inzuppato nel succo di limone e acqua, condito successivamente con sale e pepe.
Nonostante il pasto fosse estremamente umile, questo rendeva grandi e piccini molto entusiasti!
Infine, un problema segnalato dagli anziani, è anche il processo ultramoderno con cui si ’crea’ il cibo nei ristoranti, una cucina troppo avanzata e complessa, che di fatto può essere un vantaggio in termini di promozione gastronomica del nostro Paese nel mondo, ma che risulta poi essere troppo elitaria.
La conclusione è che la cucina vera, di spessore, che fa parte del nostro patrimonio, ha lasciato posto soltanto ad un gourmet che è immagine di un mondo solo per ’ricchi e selezionati’, non del popolo umile di tutti i giorni.
Si spera che i giovani possano invertire questa tendenza, privilegiando una cucina fatta di autenticità e protezione della cultura dell’alimentazione locale.