REDAZIONE GROSSETO

Elena Servi, una voce come testimonianza

Per mantenere viva la memoria del passato e comprendere da vicino tragici eventi della storia abbiamo avuto l’opportunità di incontrare...

Il coraggio è far nascere fiori da un filo spinato

Il coraggio è far nascere fiori da un filo spinato

Per mantenere viva la memoria del passato e comprendere da vicino tragici eventi della storia abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Elena Servi, superstite pitiglianese che rappresenta una pietra miliare del ricordo. Durante l’incontro, Elena ha raccontato come riuscì a sfuggire ai rastrellamenti a Pitigliano. La sua storia, però, non è solo un racconto di dolore, ma anche di come possano crescere fiori anche nel deserto della crudeltà umana. Infatti, Elena racconta dell’aiuto ricevuto dalla famiglia Sonno, che, senza alcun interesse, la nascose insieme ai suoi parenti. Quando le persecuzioni iniziarono, Elena e i suoi genitori si rifugiarono in una grotta nelle campagne maremmane. Al ritorno a Pitigliano, però, scoprirono che la loro casa era stata distrutta da un bombardamento. Fu in quel momento che la famiglia Sonno offrì loro rifugio in una fattoria. Tra i racconti di Elena, uno dei più significativi è quello del cavallo bianco e del cavallo nero. La sopravvissuta spiega che, per segnalare la presenza dei tedeschi, i Sonno raggiungevano il loro nascondiglio con un cavallo nero, in caso contrario, quando il pericolo era cessato, il cavallo era di colore bianco. Ma ciò che colpisce maggiormente è l’amicizia che nacque tra Elena e Francesco Sonno. Nonostante la sofferenza, i due hanno mantenuto un rapporto di stima che ancora li lega, scambiandosi ricordi e affettuosi soprannomi, come quello di "nocciolina", che Francesco dava a Elena per la sua statura minuta.