
La laguna resta ancora un’area sorvegliata speciale
di Riccardo Bruni
Poco più di due settimane alle vacanze di Pasqua e le condizioni della laguna sono ancora un’incognita. Il sindaco di Orbetello chiede al Governo di accelerare l’iter per arrivare al tanto atteso Parco ambientale con relativo consorzio, ma nell’immediato le speranze che moscerini, alghe e quant’altro concedano un po’ di tregua sono affidate in buona parte al vento. Se infatti da una parte l’Arpat si è resa disponibile a stabilire l’impatto dei pesticidi utilizzati per contrastare le sciamature dei chironomidi, dall’altra c’è chi come il biologo Mauro Lenzi, che segue la laguna da sempre, continua a nutrire grossi dubbi sull’efficacia di questi trattamenti.
"Dal momento che l’utilizzo di prodotti larvicidi e adulticidi avviene da diversi anni – afferma Lenzi – credo che tale ricerca avrebbe dovuto essere concordata da molto tempo e magari oggi avremmo delle risposte, tra cui, oltre all’eventuale nocività per altri organismi, noi inclusi, anche per l’efficacia dei trattamenti. Il fatto è che le larve si trovano ovunque nei sedimenti lagunari, per cui un trattamento lungo le sponde è decisamente superfluo, considerando che la laguna si estende per 27 chilometri quadrati. Sarebbe opportuno fare un monitoraggio della distribuzione larvale, seguendo dei transetti dalle sponde a centro laguna e individuando le aree maggiormente interessate a fanghi organici. Conoscendo le aree a maggiore densità larvale, i trattamenti potrebbero essere più efficaci. Poi c’è la questione dell’efficacia in acque a salinità elevata delle tossine del Bacillus turingensis utilizzate come larvicida. In recenti lavori scientifici, si paventano scarsi risultati". L’estate, quindi, è a rischio? "Quando si innescano fenomeni di questa portata, cioè fenomeni che interessano estese aree e grandi biomasse, noi non possiamo fare più niente. Dovremmo fare un’adeguata prevenzione, molto prima che il fenomeno avvenga. Queste sciamature fuori stagione potrebbero essere legate a due fattori concomitanti. Da una parte, l’assenza di predatori, in seguito alla moria della scorsa estate, dall’altra al forte abbassamento della salinità determinato dalle piogge di gennaio e febbraio". Per quanto riguarda invece le alghe, al momento lo sviluppo sembra essersi fermato. "Resta però il dubbio sulla quantità di detrito organico – afferma il biologo – che si è prodotta dal decadimento dei grandi banchi macroalgali durante la scorsa distrofia". In attesa che il consorzio entri in funzione, sono in molti a chiedere l’intervento di un commissario.
"Dipende per fare cosa – commenta Lenzi – se si tratta di pompare acqua di mare e girare con un battellino o due, basta la Regione. Se si tratta, invece, di individuare una strategia e operare rapidamente per renderla operativa per il prossimo autunno, sì, allora sarebbe il caso. Anche perché al consorzio servirà tempo per nominare una commissione tecnica e perché questa, poi, possa individuare una corretta strategia di mitigazione delle criticità". Ma ci sono cose da fare subito? "Intanto, quest’anno eviterei di pompare acque marine, lasciando una salinità più bassa del mare, cosa che manterrebbe una maggiore quantità di ossigeno disciolto durante la stagione calda. Inoltre, lasciando la libera circolazione ai canali, si favorirebbe la vivificazione dal mare e la montata del novellame, organismi che si nutrono delle larve di chironomidi. Inoltre, comincerei da subito un’intensa risospensione dei sedimenti per ossidarli in colonna d’acqua e ridurne il carico organico".