
I primi veri ’visitatori’ assidui conobbero la Maremma grazie alla selvaggina del Padule. Botrona, Botroncino e Diaccia divennero zone famose grazie anche all’impegno della famiglia Pieraccini.
Nel dopoguerra era il ’Testo Unico’, legge nazionale, a regolamentare la caccia nel Padule di Castiglione che era libera per tutti gli appassionati. ’Botrona’ e ’Botroncino’ riservate alla caccia vagante, la Diaccia a quella nelle botti numerate. Le più numerose erano quelle costruite da Alfio Pieraccini mentre quelle di Albo Morelli, nipote del ’Nebbia’, cacciatore che viveva nella Diaccia, altro nome leggendario per i padulai, erano di fronte alla pineta della Canova. Caccia in botte e ’spadulamento’ erano il sogno che realizzarono moltissimi cacciatori, soprattutto fiorentini, pisani, livornesi, pistoiesi e cecinesi, il cui punto di riferimento diventò proprio Ponti di Badia. Erano i cosiddetti ’signori’ che dettero vita al turismo venatorio, detto anche ’dei beccaccini , sia a Castiglione che a Grosseto, mentre il turismo del mare e delle pinete, nato negli anni ’50 e ’60 con i bagnetti e le prime strutture ricettive, è stato sicuramente secondo a quello del Padule.
Caccia in Maremma e fascino. E anche originalità. La mattina verso le quattro Alfio e il figlio Luciano, con l’aiuto dei barcaioli Leopoldo Rosadini, Renzo Francioli e Piero Santinelli, tendevano le botti, con i richiami, dove si appostavano gli ospiti che venivano riaccompagnati ai Ponti di Badia verso le dieci, quasi sempre carichi di prede.
Dopo il pranzo, altra uscita in padule, ancora più suggestiva e affascinante – era ’l’aspetto’ –, quasi una caccia alle ombre degli uccelli acquatici che rientravano dal mare in padule, al tramonto, e che venivano ’aspettati’ dai padulai, fermi per tirare ma pronti al primo ’splash’ del codone o fischione che veniva abbattuto, a rischiare il bagno fuori stagione, nonostante indossassero gli stivaloni.
Era la caccia insomma che dettava, con i suoi orari certo scomodi, i tempi alla vita del territorio. Nel 1963, su domanda al Demanio di Stato, la Federcaccia iniziò la nuova gestione del padule, creando la Riserva sociale e occupandosi anche della manutenzione e dello sfalcio. Le 16 botti venivano assegnate per sorteggio. Nel 1991 la Diaccia Botrona fu dichiarata zona umida di valore internazionale dalla convenzione di Ramsar, città dell’Iran dove, 20 anni prima, fu siglato un accordo mondiale per preservare gli habitat degli uccelli acquatici. E’ del 1996 invece, la dichiarazione di Riserva naturale per la Diaccia Botrona che la Provincia ha gestito poi fino al 2015. Oggi è passata sotto la tutela della Regione Toscana.
E’ la storia suggestiva, benché riassunta, di un territorio che può raccontare la nascita della Maremma e della attività, proprio per queste sue caratteristiche, che si sono imposte da quando , grazie alle varie bonifiche, la Maremma ha avuto ’terra’ oltre che acqua, o meglio acquitrini che non consentivano all’uomo un’esistenza normale che hanno prodotto la malaria, detta anche padulismo.
E il turismo , una delle attività prevalenti, è nato proprio qui, dalla passione per un’attività venatoria che potevi esercitare solo nella Maremma di Luciano Pieraccini, preparata al meglio da Alfio (scomparso nell’agosto del 1993) e dalla moglie Assunta e oggi da Silvia con Gianmarco e Ginevra, la mamma Germana e la sorella Cristina con Letizia e Rita.