NICOLA CIUFFOLETTI
Cronaca

L’ombra della scure dei dazi. Agroalimentare sotto stress: "La Maremma ha molto da temere"

La nostra provincia sulla carta è quella che potrebbe risultare la più penalizzata. Vino, olio e formaggi oggi ’valgono’ un export che sfiora i 237 milioni di euro.

Riccardo. Breda, presidente della Camera di commercio

Riccardo. Breda, presidente della Camera di commercio

I dazi al 20% sui prodotti europei (quindi anche su quelli italiani) che entrano negli Stati Uniti rappresentano una minaccia per l’economia maremmana e un grande problema per l’agroalimentare locale, settore merceologico che ne potrebbe subire le conseguenze peggiori.

La provincia di Grosseto, fra quelle toscane, è la più esposta ai dazi in questo settore e per comprendere la portata del problema basta un numero: le esportazioni dell’agroalimentare negli Usa hanno un valore che supera i 230 milioni di euro. In totale, secondo dati forniti dalla Camera di commercio Maremma e Tirreno, il valore dell’export maremmano nel 2024 negli Usa è stato di circa 245 milioni di euro. Il presidente della Camera di vommercio, Riccardo Breda, legge e rilegge questi numeri e si dice molto preoccupato per gli effetti che i dazi statunitensi potrebbero avere sul tessuto economico della provincia di Grosseto.

"E’ ormai chiaro che i dazi introdotti dagli Usa preoccupano l’intero tessuto economico nazionale – commenta Breda –. In questo contesto la provincia di Grosseto è tra le più esposte soprattutto per l’agroalimentare. Credo che il rapporto Italia - Usa nell’export avrà un effetto domino e dobbiamo vedere che ripercussioni potrà creare sul nostro mercato".

Come già denunciato dalle associazioni di categoria (Coldiretti, Cia Agricoltori e Confagricoltura) il settore più colpito è l’agroalimentare. L’introduzione dei dazi su vino, olio, formaggi ed in generale su tutto il paniere agroalimentare avrà inevitabili contraccolpi sia per le imprese esportatrici sia per i consumatori su cui ricadranno in parte gli aumenti. Questo aumento sul prodotto finale rischia di essere scaricato anche sugli agricoltori.

"L’unica speranza – spiega Breda – è che il Made in Italy possa avere meno ripercussioni rispetto ad altri settori e che la qualità dei prodotti esportati permetta di resistere all’onda d’urto, spero cioè che permetta ai prodotti di mantenersi sugli stessi prezzi".

Morellino, Pecorino Dop, Olio Igp abbondano nelle tavole degli americani. L’olio Toscano Igp in particolare non ha concorrenti sul mercato Usa: è l’extravergine Ig più richiesto dai consumatori americani che per averlo sono disposti a pagare un prezzo molto superiore rispetto agli altri prodotti stranieri e nazionali perché collegato ad una catena di valori come la qualità, la trasparenza, la territorialità, l’identità che sono elementi di autenticità e toscanità. L’unico modo di essere certi di poter condire un piatto o semplicemente gustarsi una bruschetta con olio toscano è quello di acquistare il Toscano Igp. Questo potrebbe rassicurare, almeno parzialmente, i produttori locali.

"Abbiamo brand che esportiamo negli Usa e che sono solidi – prosegue Breda –. Penso al Morellino, al pecorino dop: la sfida è rafforzarli ancora di più anche per contrastare la contraffazione e le imitazioni che in momento di incertezza come è quello che stiamo vivendo potrebbero aumentare".

Quanto accennato da Breda in materia di imitazioni negli Usa è già realtà. Proprio Coldiretti ha parlato di Tuscany Sounding che sono già molto floride oltreoceano. Imitazioni di prodotti maremmani, che richiamano il nostro territorio e che valgono già oltre 400 milioni negli Stati Uniti. Infine, in Maremma, c’è un altro settore da tenere sotto stretta osservazione ed è quello della chimica industriale. Secondo le stime elaborare da Il Sole 24 Ore su dati Istat e Prometea la nostra provincia sarebbe la seconda più esposta d’Italia. "Sicuramente – conclude Breda – il settore chimico è uno dei principali settori di export della provincia, un peso importante ce l’ha il polo industriale di Scarlino".

Nicola Ciuffoletti