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Un’azione di Italia-Daniamarca. A destra Greta Adami, ex azzurra e ora allo Spezia Women
L’emozione della maglia azzurra raccontata in prima persona da chi ha avuto l’onore di vestirla. Greta Adami, centrocampista classe 1992 è arrivata da poche settimane allo Spezia Women dal Sassuolo e in passato l’ambiente azzurro l’ha vissuto davvero.
Cosa ha provato la prima volta che è stata convocata in Nazionale?
"È stato molto bello ed emozionante. Telefonai subito ai miei genitori per comunicarglielo ed erano felicissimi. La chiamata che ricordo più di tutte, però è stata la convocazione in Under 23. Sono arrivata in A a Firenze quando avevo già compiuto 19 anni, quindi non avrei potuto più far parte delle giovanili della nazionale perché ero fuori età. Quando ho compiuto i 23 anni hanno creato l’Under 23 e questa cosa mi fece un po’ ridere. Poi ad ottobre mi chiamò Luca Pacini, il segretario della Fiorentina, dicendomi che ero stata convocata proprio in quella nazionale. Rimasi un po’ senza parole, ma lui mi disse che sarebbe stato per conoscermi e eventualmente passare in quella maggiore. Ero contentissima!"
Quali sono, secondo lei, gli aspetti su cui la nazionale femminile dovrà ancora lavorare?
"Più che sulla nazionale in sé credo bisogni far crescere e far giocare le italiane nel nostro campionato. Adesso in tante squadre vengono valorizzate di più le straniere, anche quando il valore delle giocatrici è lo stesso".
Come ha visto evolversi finora il calcio femminile italiano?
"È cambiato tantissimo ed è stato importantissimo l’ingresso della Fiorentina e di tutte le società professionistiche che hanno permesso a noi ragazze di crescere tanto sia calcisticamente che a livello di status. Quando sono arrivata in A nel 2011 ci allenavamo la sera dopo la scuola o il lavoro, era solo una passione. Ora quando ti chiedono ‘proessione?’, puoi rispondere ‘calciatrice’. E questo fa già capire tanto. Per alcuni aspetti sarebbe bello tornare indietro per conoscere alle giovani le nostre storie e far apprezzare meglio quello che hanno ora".
Ha giocato in club come Fiorentina, Milan, Lazio e Sassuolo: i momenti più belli?
"Tra i ricordi più belli ci sono la vittoria dello scudetto e delle coppe, le partite in Champions e con la maglia della nazionale. A livello personale anche l’infortunio al ginocchio e alcune difficoltà che ho avuto mi hanno fatto maturare tanto".
A proposito di Champions League, quali differenze ha notato tra il calcio internazionale e quello italiano?
"Adesso si sta assottigliando sempre di più la differenza. Nelle partite che ho giocato ho trovato un grande gap a livello fisico e di intensità, soprattutto con le inglesi e le tedesche".
C’è una giocatrice a cui si ispira particolarmente?
"In realtà no. Quando ho cominciato era praticamente impossibile vedere il calcio femminile. Ho sempre preso spunto, però, da vari atteggiamenti delle compagne di squadra che ho stimato negli anni".
C’è una partita che ricorda con particolare orgoglio?
"Ce ne sono tante. Sicuramente tutte le vittorie più importanti, ma ricordo con grande orgoglio anche alcune sconfitte, tra cui la partita all’Allianz perché è stata molto emozionante".
Cosa l’ha motivata a scegliere lo Spezia Women?
"Avevo bisogno di tornare a casa (visto che sono di Viareggio) e di cambiare la mia vita. Ho fatto un bel salto di categoria, ma lo Spezia ha grande ambizione che mi permette di continuare a fare ciò che amo con nuovi stimoli. Mi piacerebbe aiutare le ragazze a crescere, portando un po’ della mia esperienza, prendendo un po’ di spensieratezza e divertendomi, cercando di raggiungere insieme l’obiettivo della promozione".
Oltre al calcio cosa le piace?
"Mi piace tutto ciò che riguarda la fotografia e i video e mi diverto con legno e pirografia. Mio padre sa fare tutto: mi piacerebbe imparare la metà di quello che sa. Mia mamma, invece, ama arte, cartapesta e ceramica".