
L’attore, scrittore e comico Giobbe Covatta racconta il suo spettacolo
Comico irriverente, attore, scrittore, ma anche attivista e ambientalista concretamente impegnato su vari fronti. Giobbe Covatta giovedì sera sarà a Santo Stefano Magra per chiudere la rassegna ’Su il Sipario!’. Alle 21 e 15, all’Opificio Calibratura dell’area Vaccari, porterà in scena ‘6° - Sei gradi’, uno spettacolo incentrato sul surriscaldamento globale e il cambiamento climatico, che si dispiegherà in una carrellata di diversi periodi storici in cui la temperatura terrestre è a aumentata di 1, 2, 3... fino ad arrivare a 6 gradi.
Giobbe, lo spettacolo che porterà in scena è stato scritto più di 10 anni fa, ma forse rispetto ad allora il tema è ancora più attuale. Oggi parlare di cambiamento climatico è ancora più urgente?
"Giorno dopo giorno, purtroppo, è ancora più attuale e lo spettacolo è nato dalla volontà di studiare, per curiosità, un tema a me caro. Posso dire che in quanto comico non ho la presunzione di provocare un cambiamento in tutti coloro che lo hanno visto o che lo verranno a vedere. Spero che sia innanzitutto uno spettacolo divertente e se riuscirò a suscitare interesse tra il pubblico, ne sarò felice".
Lei è anche ambasciatore di Amref, testimonial di Save The Children e molto legato ad Emergency. Da dove nasce il suo amore per l’Africa?
"Sono stato in Africa decine di volte, da poco sono tornato dal Rwanda e e il 4 aprile parterò per l’Etiopia. Amo molto il terzo mondo perché trovo che quando non ci siano emergenze primarie da affrontare – come fame, sete e sanità – si potrebbe aprire un dibattito sulla qualità della vita. Mi è capitato, in viaggi meno rischiosi, di portare con me mia figlia e mia moglie e ricordo benissimo che quando tornammo da un viaggio in cui avevamo sostenuto la creazione di una scuola per ostetriche, mia figlia, che aveva dodici anni mi disse una frase che esprime molto bene quello che provo: ’Papà là erano poveri, ma qua sono tristi’. Penso che in una situazione non emergenziale in Africa si vivrebbe benissimo, come ritengo che a Napoli si viva meglio che a Milano. Di fatti a Milano il caffè sospeso non esiste. Credo ci siano cose che non si possano misurare con il Pil e l’Africa aiuta a rimettere in ordine le priorità. Di quel continente amo soprattutto le persone e il modo di affrontare la vita, meno problematico del nostro".
È vero che alla televisione preferisce il teatro?
"Certo, il teatro ti connette al mondo. Lì si incontrano persone vive, a differenza della televisione, dove invece c’è una distanza siderale con il pubblico e un’attenzione profondamente diversa e decisamente minore, acuita da tutti gli strumenti tecnologici di cui disponiamo. Poi in tv non c’è nessun filtro legato al pudore, mentre in teatro funziona diversamente. Voglio dire, se dici una cazzata, il pubblico è lì e ti sta ascoltando, quindi gliene devi rendere conto".
Per un artista come lei che non ha mai nascosto di non essere allineato al Governo, il teatro è anche uno spazio più libero?
"Assolutamente sì, e lo è in tutti i sensi. In teatro si possono dire molte più cose e in tempi più serafici. Se per esprimere un concetto come vorrei mi servono cinque minuti, in teatro nulla mi vieta di poterlo fare, mentre in televisione sei molto condizionato anche delle tempistiche, che sono serrate. Spesso a una domanda devi rispondere in 23 secondi, per via della pubblicità o perché devono intervenire altri ospiti".
Elena Sacchelli