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Tamara Baris
’In Oriente con Tiziano Terzani’ (Giulio Perrone editore) è il viaggio fra persone, cose e luoghi legati che Tamara Baris ha dedicato a questo gigante del giornalismo e della letteratura. Domani alle 17.30 l’autrice sarà ospite dell’Arci di Castelnuovo Magra per la presentazione organizzata in collaborazione con la Newcastle Book Company.
Baris, perché ha scelto proprio Terzani?
"Perché, rileggendolo durante la pandemia, mi sono sentita a casa nelle sue parole e perché aveva un’idea di destino, un’idea precisa di dove voleva andare, come dice spesso Angela Terzani Staude".
In questo viaggio che ne ripercorre vita e carriera ci sono luoghi, oggetti e persone. Perché ha scelto di metterli in evidenza e di unire i puntini?
"Mi piaceva l’idea, penso agli oggetti, di riportarne alcuni con me metaforicamente in ogni capitolo, anche perché la collana si chiama Passaggi di dogana e mi sembrava un omaggio metaletterario e anche un modo aderente al tipo di viaggiatrice che sono: amo riportare qualcosa di buffo, o qualche sapore che conservi la memoria di quel che ho visto, tenere una minima traccia scritta, fare un po’ ordine. Le persone sono la prima cosa che conta sempre. Amo viaggiare sola e mi piace molto cercare la persona che è un po’ l’anima del posto, chiacchierarci, tirare fuori qualche storia. E poi Terzani amava intrufolarsi nei mercati più assurdi, riportare a casa con sé i pezzi di Asia che aveva vissuto (che si era cuciti addosso)". Questo libro è permeato anche da una rilettura personale dell’opera di Terzani?
"Non mi piaceva l’idea di scrivere un saggio duro e puro, perché non sono dura e pura neanche io, nel senso che il personale è politico ed è importante raccontarci anche nelle nostre fragilità, nel nostro essere umani. Terzani in un certo senso mi ha cambiato la vita e forse me ne sono resa conto soprattutto dopo aver scritto il libro, anzi dopo averne vissuto un po’".
Quali sono i posti in cui ti ha portato, fisicamente e non, che più ti hanno colpita?
"Ho amato Orsigna, come l’ha amata lui e la cura che si respira in quel luogo e nei confronti di Tiziano. Ho seguito un filo da Terzani a Matthias Canapini nelle campagne del Vietnam. Ho sognato di farmi un giro a Turtle House, a Bangkok: la casa di Terzani che oggi – ahimé – non esiste più, demolita per far posto ad appartamenti di lusso. Poi, ho provato un’emozione che non è neanche facile descrivere quando sono stata a casa sua, sulla collina di Bellosguardo, ma ancora di più quando con Angela Terzani a Orsigna siamo entrate nella gompa e nella yurta. Una specie di chiusura di un cerchio, perché i luoghi conservano – non tutti – l’anima di chi li ha vissuti e in quei due pezzi di Asia che si era costruito sull’Appennino Toscano la sua anima c’è ancora".
Qual è la lezione di Terzani nell’epoca del giornalismo bistrattato e degli influencer?
"Terzani andava. Terzani sapeva raccontare le persone (le fonti del nostro mestiere sono gli altri, diceva Kapuscinski), si metteva sul sentiero dell’altro e lo percorreva sentendo ogni passo delle sue consumate suole delle scarpe. Forse, come mi ha detto Folco, non è vero che si mimetizzava, ma sicuramente si immergeva. Era un grande viaggiatore anche perché sapeva sempre dove dover tornare".
Possiamo definire il libro "un affresco di umanità"?
"Mi sembra una bella definizione. Dico spesso che per me è stato cercare e trovare persone che ancora "funzionano" in un mondo che non funziona. Sta diventando particolarmente difficile, ma dobbiamo mantenere accesa la speranza".
Chiara Tenca