
Lucas Debargue, pianista di fama internazionale, si esibirà stasera al Teatro Impavidi
Lucas Debargue, pianista francese di fama internazionale e vincitore del premio Cajkovskij di Mosca, stasera alle 20.45, sarà protagonista agli Impavidi – con alcune delle pagine più emblematiche di Beethoven, Chopin e Fauré – di ‘Concerti a Teatro’, la rassegna di musica classica promossa e organizzata da Fondazione Carispezia.
Eccentrico, imprevedibile, anticonformista. Fin da quando è balzato agli onori della cronaca, viene così descritto. Quale aggettivo, tra questi o altri, ama di più e quale – se c’è – le piace poco o nulla?
"Non mi sembra di essere particolarmente eccentrico – esordisce il maestro Debargue – , tuttavia, l’imprevedibilità e l’anticonformismo fanno parte, per definizione, del processo di ricerca dell’interprete. Perché, se non decostruisce prima le sue abitudini d’ascolto per creare un rapporto diretto e personale con l’opera, non si può parlare di interpretazione. Se tutto è prevedibile e conforme, il musicista è un imitatore, non un interprete. I grandi compositori sono stati tutti imprevedibili e anticonformisti nelle loro opere: è fondamentale restituire queste dimensioni quando si suona la loro musica sul palco, affinché il pubblico possa essere catturato da queste opere, così geniali che devono poter suonare sempre come se fossero nuove, come se fossero appena state scritte!".
Il suo è stato un percorso particolare, con una pausa, una ripresa e un definitivo exploit. Sarebbe cambiato qualcosa, se avesse costruito la sua carriera da ancor più giovane?
"Le cose sarebbero state necessariamente diverse. Ma non rimpiango di aver avuto un percorso non lineare, segnato da incontri e colpi di scena. C’è stata molta vita in tutto questo. Non so cosa sarebbe successo se fossi stato un adolescente ambizioso, già concentrato sulla preparazione dei concorsi. Probabilmente non avrei mai partecipato a un grande concorso se non avessi incontrato Rena (l’insegnante russa Rena Shereshevskaya, ndr.), che mi ha convinto che, unendo le nostre forze, avremmo potuto raggiungere insieme qualcosa di straordinario. Alla fine, è stato lavorando con lei e scoprendo davvero l’artigianato dell’interpretazione pianistica, che ho sentito il desiderio di diventare concertista. Prima di allora, per me contava soprattutto avere una vita nella musica, in qualsiasi forma. Non ho mai fatto una ‘pausa’ dalla musica, da quando è entrata nella mia vita. Dal pianoforte classico, sì, ma non dalla musica: quando non suonavo il pianoforte, ero bassista in una band rock; e anche quando suonavo il pianoforte da adolescente, non lo facevo per ambizione o con duro lavoro, ma per amore della musica".
Nel programma brani meno conosciuti come quelli Fauré, uniti alla famosissima ‘Al chiaro di luna’. Perché questa scelta? "Mi piace creare collegamenti tra compositori che normalmente non si associano tra loro. In questo caso, le opere di ciascuna delle due parti del programma sono legate non solo dalle tonalità, ma anche da similitudini formali, melodiche e da un certo ‘tono’ espressivo. Trovo che l’op. 90 suoni straordinariamente bene dopo i 9 preludi, così come l’op. 27 n. 2 dopo il Tema con variazioni. Inoltre, cerco sempre di costruire programmi che diano ampio spazio al repertorio meno conosciuto. Troverei insopportabile suonare sempre lo stesso progetto con le solite decine di brani più popolari: il mio lavoro è anche far scoprire musica al pubblico. Ci sono tante partiture meravigliose che meritano di essere suonate di più".
Da compositore, potrebbe proporre qualche brano da lei scritto in qualche bis che, siamo certi, le richiederanno?
"Certamente! Inserisco sempre più spesso le mie composizioni nei miei programmi".
Qual è per lei il momento più emozionante dell’esibizione?
"Quando si diventa tutt’uno con il suono. A volte non accade; a volte, solo per qualche istante durante un concerto; altre volte, per gran parte dell’esecuzione. Non si può avere un controllo assoluto su questo. Ci sono troppi fattori in gioco. L’interprete può fare solo due cose: prepararsi al massimo ed essere completamente presente nel momento del concerto. Il resto appartiene alla magia dell’istante".
Le piace suonare in Italia, ha detto in una precedente intervista ’perché c’è un ambiente magico, pieno di storia e di arte’. E di Sarzana e della provincia della Spezia cosa pensa?
"Ho già suonato alla Spezia con l’eccezionale violinista Sergey Krylov nel 2023. Però ho avuto poco tempo per esplorare i dintorni. Amo davvero suonare in Italia, perché ogni luogo è intriso di bellezza e storia. Quando possibile, cerco sempre di ritagliare un po’ di tempo per le visite".