
La società immobiliare aveva ottenuto il taglio del 50% per la presunta inagibilità dell’immobile. La Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza: manca una perizia che certifichi inutilizzabilità.
È guerra legale sulla vecchia caserma dei Vigili del fuoco. Un braccio di ferro a colpi di carte bollate che riguarda il pagamento dell’Imu e che sta mettendo di fronte Spezia Risorse, società partecipata che si occupa della riscossione di tasse e imposte per conto del Comune della Spezia, e la società proprietaria dell’immobile (nella foto) da anni abbandonato nel degrado, la Ronchi Immobiliare. Nei giorni scorsi, sulla vicenda si è pronunciata anche la Corte di Cassazione, sollecitata dal ricorso presentato da Spezia Risorse contro la sentenza con cui nel 2023 la Corte tributaria regionale aveva accolto l’appello presentato dalla Ronchi Immobiliare contro la sentenza della Commissione tributaria provinciale: la corte regionale aveva infatti stabilito un taglio del 50% dell’Imu per gli anni di imposta compresi tra il 2014 e il 2016 (complessivamente, poco più di 130mila euro; ndr), sulla base di una possibile inagibilità e inabitabilità della struttura desunta da diversi articoli di stampa e da alcune dichiarazioni rilasciate alcuni anni fa dal sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini, sullo stato di degrado in cui versava – e versa tuttora – il compendio immobiliare. Una sentenza, quella di secondo grado, che è stata annullata con rinvio dalla Corte di cassazione, che ha sposato la tesi proposta dall’avvocato Matteo D’Auria, che assiste Spezia Risorse. I magistrati della sezione tributaria della Corte hanno difatti ravvisato la violazione e la falsa applicazione, da parte della corte tributaria regionale, dell’articolo 13 della legge del 2011 del decreto legge che istituisce la disciplina dell’Imposta municipale propria, nella parte in cui la corte regionale ha ritenuto non necessario, ai fini del conseguimento della riduzione del 50% dell’Imu per inagibilità dell’immobile, la procedura prevista dalla legge, ovvero una conoscenza qualificata e documentabile dell’inagibilità da parte degli uffici di Palazzo civico – da ’certificare’ con una perizia – considerando invece sufficiente una mera conoscenza da parte del Comune desunta da notizie di stampa "emesse in un contesto e per fini del tutto diversi da quelli tributari". Da qui l’ordinanza con cui la Cassazione ha cassato la sentenza, rinviando la causa alla Corte tributaria regionale in diversa composizione, per una nuova decisione.
Matteo Marcello