
Bombardamento alleato sul Golfo della Spezia. Al centro, Renato Mazzolani
Renato Mazzolani, nato a Forlì nel 1887, si arruolò volontario nella Regia Marina nel 1903. Combatté nella guerra di Libia nel 1911-1912, poi nella prima guerra mondiale e nella guerra d’Etiopia. Nel 1936 diventò sottotenente del Crem, il Corpo reale equipaggi di Marina, si imbarcò e partecipò alla seconda guerra mondiale. Nella battaglia di Capo Matapan, in Grecia, nel 1941, la sua nave fu affondata, ed egli fu ferito. Promosso capitano, dal gennaio 1942 fu in servizio, con l’incarico di aiutante maggiore, nella Caserma del Muggiano alla Spezia.
Dopo l’8 settembre 1943 quel militare e marinaio sempre fedele alla Regia Marina non ebbe esitazioni e fece la “scelta”: per la libertà contro la dittatura, per la Patria contro l’invasore. Capì che cos’era stato il fascismo per cui pure aveva a lungo combattuto, e che cos’era la Repubblica neofascista di Salò, asservita all’occupante tedesco. La gran parte dei militari non si arruolò nella Repubblica. Ci fu chi riuscì a raggiungere le proprie famiglie nelle zone di residenza, chi fu internato in Germania, chi aderì alla Resistenza. Mazzolani fu tra questi: insieme a molti altri elementi della Marina Militare spezzina creò il Fronte clandestino militare, che poi si trasformerà, attorno al maggio 1944, nelle Sap (Squadre azione patriottica) aderenti a Giustizia e Libertà. Il gruppo si collegò con il Cln spezzino – nella figura dell’azionista Ezio Grandis – già nel febbraio. Mazzolani era il comandante, come emerge dalla relazione scritta nel 1945 da uno dei suoi principali collaboratori, il capo furiere Umberto Vendramin. Con loro c’erano, tra gli altri, il figlio di Mazzolani, Aldo, i tenenti di Marina Qualtiero Pacchiani e Francesco Mazzolini, i capi furieri Guglielmo De Feo e Giacinto Masi, l’ufficiale Enrico Romaneddu e pure membri delle altre Armi, dell’Aeronautica, come Giuseppe Rinaldi, o dell’Esercito, come Giuseppe Da Pozzo, e il capo dtazione Attilio Pepi.
Il gruppo riuscì ad avere 850 elementi, suddivisi in squadre. Nell’aprile 1945 erano 400: alcuni, scoperti, erano diventati partigiani ai monti o erano stati internati in Germania; altri, vinti dalla miseria e dalla fame, erano entrati a far parte delle ben pagate formazioni repubblichine, ma continuando a collaborare.
Tra i nuovi elementi entrò il capitano di vascello Alberto Bussolino, uno dei migliori ufficiali della piazza marittima spezzina. Le Sap al comando di Mazzolani sabotarono le navi in riparazione e le mine in Arsenale, ritardarono la partenza dei vagoni ferroviari e fecero saltare pezzi di binari, sabotarono l’alimentazione tedesca e fascista, fecero fuggire prigionieri, prelevarono armi: un’attività temutissima dai tedeschi e dai fascisti. Mazzolani fu arrestato nel febbraio 1945 a seguito di una delazione, sottoposto nel carcere dell’ex XXI Reggimento a sevizie e minacciato dell’uccisione dell’unica figlia che tanto amava. Temendo di essere costretto, sotto tortura, a fare rivelazioni che avrebbero compromesso la Resistenza, si tagliò le vene dei polsi e immediatamente si impiccò nella cella. Era il 24 febbraio 1945. Fu in seguito decorato della medaglia d’oro al valor militare. Lo sostituì il tenente degli Alpini Mario Fabbri. Il 23 aprile 1945, fuggiti gran parte dei tedeschi e dei fascisti, le Sap – con Vendramin, Bussolino, Rumaneddu – attaccarono i i residui delle forze tedesche e fasciste e occuparono Prefettura e Comune. Il 23 sera arrivarono gli Alleati, poi i partigiani dai monti.
Giorgio PaganoCo-presidente del Comitato unitario della Resistenza