
L’articolo di approfondimento della 2B
Tra le specialità della nostra zona ci sono i testaroli e i panigacci, che a volte vengono confusi. Qual la differenza? L’impasto è lo stesso, la preparazione è differente: i panigacci, che si presentano come piccole focaccine rotonde e piatte morbide dentro e croccanti fuori, vengono cotti nei testi, piatti di terracotta impilati uno sopra l’altro e scaldati sul fuoco di un camino per circa cinque minuti, mentre i testaroli sono più morbidi perché vengono bolliti. Gli ingredienti per quattro persone sono: 300 gr di farina, 150 ml di acqua e un cucchiaino di sale. I panigacci solitamente sono accompagnati da salumi e formaggi morbidi, come stracchino e gorgonzola; invece i testaroli, serviti interi o a losanghe, sono conditi con pesto alla genovese, sugo di funghi, con olio e parmigiano. Da cosa derivano i nomi? Il termine panigaccio deriva probabilmente dal nome del cereale usato nell’antichità, panicum italicum, oppure da panis, cioè pane in latino, e gacio, che in greco significa vicino, proprio perché i dischi vengono cotti uno sopra l’altro; il termine testarolo deriva da testo, il recipiente dove viene cotto. Una variante può essere con farina di castagne, molto diffusa nella nostra zona. Questi piatti hanno umili origini, affondando le radici nella cultura contadina della Toscana del 1300, diffusa in particolare in Lunigiana, ma alcuni affermano che possano risalire addirittura all’epoca romana. Dove gustarli? Vi consigliamo di recarvi in Valdurasca oppure a Podenzana.