
Alessio Bonini
Alessio Bonini, attraverso la pittura astratta, esplora le connessioni tra il sé e l’universo, dando vita a opere uniche in grado di stimolare lo spettatore su molteplici livelli sensoriali: dall’immediato impatto visivo fino a una profonda introspezione personale. La sua nuova mostra personale ‘Zatra’, che inaugura domenica alle 17.30 al ristorante I Fondachi di Sarzana (info: 0187 622819), affronta una nuova sperimentazione del fare artistico di Bonini, un sapere in continua evoluzione, avido di conoscenza e di nuove scoperte. Il termine ‘Zatra’ trae ispirazione dalla parola sanscrita yatra, che significa ‘pellegrinaggio rituale’. "I popoli delle foreste erano profondamente legati allo sciamanesimo e ai rituali che armonizzavano il mondo esteriore con la dimensione spirituale interiore – spiega la curatrice della mostra Alessandra De Feo – La foresta rappresentava per loro un luogo ideale per entrare in connessione profonda con l’universo, favorendo un completo allineamento energetico. Durante questi pellegrinaggi, gli elementi naturali, intrisi di un’energia primordiale, permettevano a questi popoli di raggiungere una simbiosi autentica con la parte più profonda del proprio inconscio. Le opere di Bonini si appropriano di questo significato, trasformandosi in veri e propri amuleti.
Inseriti in uno spazio specifico, questi ‘amuleti’ si caricano di energia, diventando catalizzatori capaci di connettere il ‘pellegrino’ contemporaneo alla sua dimensione spirituale. Questo processo genera un atto creativo assimilabile a un rituale sciamanico, in cui l’arte diventa strumento di trasformazione e risveglio interiore. Zatra è ‘Il viaggio dentro’ e oltre la sua ‘Identità artistica’, un cammino in cui il metodo si sgretola, si dissolve, lasciando spazio all’emergere spontaneo della materia, del colore e della forma". L’artista non ricerca soluzioni estetiche, ma accoglie l’irrisolto, il non definito, l’ignoto. "Bonini si spinge oltre ‘Il riconoscibile’, oltre le sue capacità, accompagnando le opere al raggiungimento della propria natura eliminando qualsiasi volontà nel plasmarle". La mostra (aperta fino a maggio e organizzata dall’associazione Art Hubè, con ingresso ingresso libero) è un invito al pubblico ad abbandonare l’idea del compiuto e del finito. "È una riflessione sulla trans-estetica, sul concetto di identità, sulla possibilità di un’arte che non cerca risposte ma genera domande".
Marco Magi