Lucca, 15 novembre 2008 - Per quell’episodio erano stati indagati e, successivamente, rinviati a giudizio, alcuni dirigenti, sette in tutto, delle società che avevano preso parte alla realizzazione dell’opera, tra cui la Coestra, l’azienda per la quale lavorava la vittima.

Per tutti, professionisti e imprenditori coinvolti nel cantiere, l’accusa era di omicidio colposo e violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni. Il giudice delle indagini preliminari aveva accolto la tesi della pubblica accusa secondo la quale la struttura di protezione della cabina del carrello non rispondeva alle disposizioni di legge.
 


In particolare, il sedile di guida era sprovvisto della cintura di sicurezza. Dopo un’ora di camera di consiglio, il Gip decise per il rinvio a giudizio e la prima udienza si tenne il 27 ottobre 2005. Ci sono voluti tre anni per conoscere l’esito del processo. Ieri mattina, finalmente, l’esito finale della vicenda. Il giudice Billet ha condannato due degli imputati — Amilcare Merlo, 74 anni, di Cuneo, amministratore delegato dell’industria meccanica che aveva costruito il carrello sotto il quale era morto l’operaio e Mario Gregoratti, 63 anni, di Fiesole, presidente del consiglio di amministrazione della Coestra — riconoscendoli colpevoli di omicidio colposo. In particolare, Amilcare Merlo è stato condannato alla pena di un anno di reclusione con pena interamente condonata; Mario Gregoratti è stato condannato anche lui a un anno di reclusione, ma la pena è stata sospesa.
 


L'infortunio sul lavoro sollevò, all’epoca, molte proteste tra i sindacati a causa di presunte violazioni relative alla sicurezza sui luoghi di lavoro. Il problema degli incidenti sui luoghi di lavoro è sempre stato di scottante attualità e ha visto, nel corso degli anni, aumentare la richiesta di sicurezza da parte delle persone coinvolte direttamente come dei loro rappresentanti.