TERESA SCARCELLA
Cronaca

Racconto choc. "Mio marito è il violento. Eppure io sono costretta a nascondermi lontano da casa"

Lui, condannato a 2 anni per maltrattamenti in famiglia è ai domiciliari con il permesso di uscire per lavorare. Lei vive da mesi in una località segreta, lontana dai figli. Nella famiglia del marito ci sono stati due casi di femminicidio

Carabinieri

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Lucca, 23 luglio 2023 – Quante volte nelle storie di femminicidio abbiamo sentito o letto “lo aveva già denunciato“. Tante. E tutte le volte è un’amara consapevolezza: ovvero che certe dinamiche, non solo nei casi di femminicidio, sfuggono al controllo di un sistema giuridico a maglie troppo larghe.

Questo fa sì che la percezione della sicurezza venga meno e con essa la fiducia nelle istituzioni. La storia di questa donna (non faremo il nome per tutelarla, anche se lei avrebbe voluto metterci la faccia) da una parte è comune a quella di molte altre donne, dall’altra ha del particolare.

Lei, cinquantenne, residente fino a poco tempo fa in Lucchesia, vive in una località segreta da sei mesi, da quando ha deciso di denunciare il marito violento.

Ha iniziato il percorso del codice rosa grazie alla rete che ha intorno, fatto di associazioni, carabinieri, l’azienda per cui lavora e il suo avvocato difensore. Ma le difficoltà di una vita lontana dai propri affetti, in questo caso i suoi due figli, l’hanno spinta a fare una scelta. A voler raccontare la sua storia, nel tentativo ambizioso di stringere con forza quelle maglie troppo larghe.

"Non sento che lo Stato stia facendo di tutto per proteggermi - racconta - mi rifiuto di credere che debba essere io, vittima, a dover rinunciare alla mia libertà". Come biasimarla. Questa è una delle tantissime contraddizioni del sistema giuridico italiano. Bastano pochi minuti di conversazione per capire che è pienamente consapevole di quello cui potrebbe andare incontro esponendosi in questo modo, ma è convinta.

"Ho deciso di raccontare la mia storia dopo la morte di Giulia Tramontano (la ragazza incinta al settimo mese, uccisa dal fidanzato ndr) Mi sono detta, perché aspettare sempre che avvenga la tragedia prima di agire?".

Il marito è stato condannato per i maltrattamenti di cui lo ha accusato e sta scontando la sua pena, eppure lei non riesce a sentirsi appagata. Quando si sono conosciuti lei aveva solo 16 anni, era una ragazzina. Lui, originario del sud Italia, era poco più grande di lei.

"I primi segnali di violenza sono arrivati quasi subito - racconta - Mi diceva con chi uscire, gestiva i miei soldi e mi dava la colpa per ogni cosa. Poi sono iniziate le violenze fisiche. Una volta mi portò di notte in mezzo ai campi per picchiarmi. Un’altra mi buttò l’alcol addosso e poi un giorno mi puntò una pistola". Dalle successive indagini dei carabinieri sono emersi almeno 5 accessi della donna al pronto soccorso, archiviati, come spesso accade, come “incidenti” domestici. Non lo ha denunciato fino a quest’anno.

"L’episodio che mi ha fatto dire basta, è successo durante le feste di Natale. Giorni di discussioni, litigi, mi accusava di averlo tradito senza motivo. La notte di Capodanno l’ho trascorsa dormendo in un campo vicino casa, pur di non stare lì. Poi dopo qualche giorno ho messo in una busta di spazzatura lo stretto necessario, sono scappata di casa e mi sono rivolta al centro antiviolenza La Luna. Da quel momento è iniziata la mia seconda vita, fatta di grandi rinunce e grandi mancanze. Parlo dei miei figli ovviamente. So di aver fatto la cosa giusta. Ma è difficile".

Nella famiglia del marito ci sono stati due casi di femminicidio, commessi da suoi parenti consanguinei nei confronti delle rispettive mogli. A maggio scorso lui è stato condannato in abbreviato dal gup a 2 anni e 4 mesi per maltrattamenti, più 1 anno e 4 mesi per detenzione illegale di armi (la pistola però non è stata ancora trovata).

Dopo l’arresto, avvenuto a gennaio, l’uomo è prima andato in carcere e poi ai domiciliari, con braccialetto elettronico. A fine maggio, il gup ha modificato le condizioni della misura cautelare, concedendogli il permesso di uscire di casa solo per andare al lavoro. Ma ci sono atteggiamenti dell’uomo che, seppur giuridicamente non significanti, la vittima percepisce come intimidatori, anche alla luce di quella pericolosità che lei, così come il suo avvocato difensore Deborah Pistoresi, sostengono. "Pubblica sui social foto di luoghi solitamente frequentati da me e i miei figli, o foto di me con testi di canzoni. Ha detto che farà di tutto per trovarmi e il 5 giugno è stato per ore fermo in auto, vicino a dove lavoravo".

Quel giorno, stando a fonti investigative, i carabinieri lo hanno intercettato in uno spiazzo poco distante dalla ex sede di lavoro della moglie. Aveva la spesa con sé, ma questo non giustificava la sua presenza lì vista l’ordinanza del gup, e per questo sarebbe stato ammonito. Di fronte a quell’episodio nella donna ha prevalso la rabbia. Ha scritto anche al Quirinale, che pare si sia interessato alla sua storia, tanto da attivare la Prefettura, quindi la Questura, per avere informazioni sulla sua situazione. L’obiettivo di lei è chiaro quanto sovversivo.

"Voglio tornare alla mia vita, dai miei figli - confida - non sono io a dover stare rinchiusa. Io so che rischio, ma se lo Stato ha la coscienza pulita e non mi ritiene in pericolo a tal punto da non prevedere per lui il carcere, allora perché scappare?".