NATALINO BENACCI
Cronaca

Controversia sulla capienza del Centro di Accoglienza a Pontremoli: Comune e Prefettura in disaccordo

Il Comune di Pontremoli contesta la capienza del Centro di Accoglienza stabilita dalla Prefettura, citando problemi strutturali e normative.

’ex ristorante in Borgo SS Annunziata destinato ad accogliere migranti

’ex ristorante in Borgo SS Annunziata destinato ad accogliere migranti

Per la Prefettura l’immobile destinato a Centro di Accoglienza Straordinaria in Borgo SS. Annunziata 80-86 a Pontremoli è in grado di ospitare almeno 25 persone, così come già aveva ritenuto l’Asl. Il verdetto è stato ribadito, al termine del sopralluogo congiunto nell’edificio svoltosi lunedì scorso, al sindaco Jacopo Ferri dal vice prefetto vicario Andrea Leo presente assieme alla funzionaria Alice Bufano e alla proprietaria Debora D’Orsi.

Ma per il Comune il numero stabilito dall’Asl è esorbitante rispetto alle condizioni reali dell’edificio, che verserebbe in condizioni strutturali precarie (tetto e lesioni murarie) e insiste nelle proprie convinzioni suffragate dalla documentazione catastale secondo la quale non possono essere utilizzati a fini abitativi né il piano terra né il seminterrato, stanti le loro destinazioni d’uso non residenziale. Per questo è stata inviata nuovamente alla Prefettura, all’Asl e alla Dea, società a responsabilità limitata di Monsummano Terme (Pt), una comunicazione in cui si rileva come "il piano terreno non potrà quindi essere utilizzato come residenza, senza preliminarmente effettuare, se autorizzabili, le necessarie pratiche di cambio di destinazione d’uso e/o fusione delle unità immobiliari". Per tale operazione, sempre secondo il Comune pontremolese devono infatti essere verificate le normative del Piano Operativo Comunale e quella di settore in merito alla pericolosità idraulica dell’area e alla distanza dall’alveo del fiume, secondo quanto disposto dall’art. 3 della L.R. 41/2018 e dalla normativa vigente del Pgra e Piano Stralcio Assetto del Territorio dell’Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale.

"Inoltre, il calcolo della capienza della struttura di accoglienza – aggiunge il sindaco Ferri – è stato effettuato con il medesimo criterio dell’unica unità immobiliare residenziale su due piani. Invece, ad oggi, c’è solo quella sita al primo piano. Essa quindi, in conformità ai requisiti stabiliti da Regione Toscana e dal D.M. sanità del 05 luglio 1975, dovrà ospitare anche la cucina ed il soggiorno, con un ricalcolo della capienza probabilmente in diminuzione". Tra le altre "pecche" dell’edificio il sindaco indica la presenza di un bagno in cui non sarebbe presente l’aerazione naturale e/o forzata, sarebbe quindi mancante dei requisiti igienico-sanitari. "Inoltre – prosegue il primo cittadino – si rilevano alcune difformità della situazione attuale rispetto all’ultimo progetto presentato e alla relativa documentazione catastale aggiornata, riguardante la mancanza di cucina al primo piano e il mancato rispetto di prescrizioni contenute nell’autorizzazione paesaggistica rilasciata". Ma c’è di più. Il Comune ritiene che sia necessaria una relazione redatta da tecnico abilitato che attesti la sussistenza dei requisiti strutturali dell’edificio, riferiti in particolare alla copertura e alla tenuta antisimica.

L’ente procederà secondo la legge per quanto accertato e contestabile per competenza comunale. Intanto chiede con urgenza in via preliminare rispetto a qualsiasi autorizzazione il riesame della pratica relativamente al calcolo della capienza. Secondo le linee guida della Regione Toscana sulle strutture di accoglienza profughi le camere devono disporre di una superficie minima di 8 mq per 1 letto e di 12 mq per 2 letti, con la possibilità di aumentare i posti letto purché siano garantiti almeno 9 metri cubi a persona.

Natalino Benacci