
Il marmo ancora al centro di una. battaglia a suon di carte bollate fra aziende e amministrazione sulle regole e le leggi che governano l’escavazione. Una pioggia di ricorsi ha accompagnato i nuovi provvedimenti sul marmo
Il Tar aveva respinto i ricorsi su concessioni e regolamenti del marmo e loro si erano appellate al Consiglio di Stato. Una nuova batosta per le aziende del marmo che nel 2021 avevano sollevato di fronte al Tribunale amministrativo toscano l’incostituzionalità e la discrezionalità di alcuni passaggi della legge regionale 35 del marmo. Una serie di ricorsi che non aveva trovato il favore del Tribunale amministrativo toscano che li aveva respinti in blocco. Adesso l’appello alla corte amministrativa suprema che ha di nuovo dato ragione alla pubblica amministrazione, in questo caso rappresentata dal Comune di Carrara e dalla Regione Toscana, chiamati in causa da un pool di aziende apuane appartenenti a Confindustria e alla Lega delle cooperative.
Hanno presentato appello contro le normative del marmo che regolano tariffe e concessioni la Sam, Gugliemo Vennai, Caro e Colombi, Adolfo Corsi, Gemignani e Vanelli, Cooperativa Canalgrande, Gioia, Lorano, Fantiscritti, Escavazione tagliata Eta. Il pool di aziende è stato rappresentato nell’appello dai seguenti avvocati: Mario Pilade Chiti, Riccardo Diamanti, Sergio Menchini, Antonio Lattanzi, mentre il Comune è stato difeso dall’avvocato Domenico Iaria e la Regione Toscana dall’avvocato Barbara Mancino.
In sostanza il Consiglio di Stato ha respinto le motivazioni per cui le aziende avevano chiesto una nuova sentenza sul contributo di estrazione impugnando la disparità di trattamento fra a il distretto Apuoversiliese dove il canone era al 10 per pento e il resto della Toscana, come la Val d’Orcia, dove la quota era rimasta al 5 per cento. Fra le eccezioni poste dalle aziende anche la censura alla sentenza di primo grado perché non ha ritenuto fondato il principio di incostituzionalità proposto dalle imprese e con il principio comunitario.
Una sentenza di 60 pagine che entra nel merito e che dibatte punto per punto le numerose osservazioni delle imprese, per molte delle quali è stato rinviato il merito al tribunale ordinario. Il Consiglio di Stato, pur avendo respinto il ricorso prevede la compensazione delle spese fra le parti.