
Un disegno sull’impatto umano di Emma Babbini
All’inizio del 2020, il mondo è stato colpito dalla diffusione del Coronavirus, un virus che ha causato un numero impressionante di vittime in tutto il globo. La sua origine è stata rintracciata a Wuhan, in Cina, e la sua straordinaria capacità di trasmissione ha portato a una rapida diffusione, costringendo le città a chiudere le loro attività e trasformandole in “luoghi fantasma”. Questa pandemia ha messo in luce la nostra vulnerabilità all’interno di un sistema naturale in disequilibrio, evidenziando l’urgenza di ristabilire un rapporto armonioso tra l’umanità e l’ambiente.
Uno studio pubblicato sulla rivista Biological Conservation, condotto da ricercatori italiani, ha rivelato che durante il lockdown si è registrato un notevole incremento degli spazi riconquistati dalla fauna selvatica. Molti animali sono tornati in aree normalmente affollate, e alcune specie hanno mostrato un aumento del successo riproduttivo. In assenza dell’uomo, gli animali hanno persino sviluppato interazioni sociali tra di loro, dimostrando che anche loro sono creature socievoli. Un altro studio dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha evidenziato come la diminuzione della presenza umana nelle città abbia portato a effetti positivi, come la riduzione dell’inquinamento atmosferico. La qualità dell’acqua è migliorata notevolmente; ad esempio, nei canali di Venezia, l’assenza di barche ha reso l’acqua più limpida. Questi segnali positivi testimoniano la resilienza degli ecosistemi, che negli ultimi due secoli hanno subito cambiamenti ambientali devastanti a causa di fenomeni come la deforestazione e l’urbanizzazione incontrollata.
La pandemia ha, in un certo senso, aperto gli occhi dell’umanità. Un altro esempio di come la natura possa riconquistare i propri spazi in assenza dell’uomo è rappresentato dal disastro della centrale nucleare di Chernobyl. Sebbene gran parte della vita umana e animale sia stata distrutta, a distanza di anni la natura ha ripreso a prosperare, dimostrando di poter esistere senza la nostra presenza. Nonostante i danni inflitti all’ambiente, la natura ha sempre trovato il modo di rigenerarsi. La vita sul nostro pianeta continuerà anche senza di noi. Non è il pianeta che dobbiamo salvare, ma noi stessi. La natura può prosperare senza la nostra interferenza; siamo noi a dover imparare a gestire il nostro impatto in modo saggio e a ristabilire un equilibrio con l’ambiente. Solo così potremo garantire un futuro migliore per le generazioni a venire.