
’Dalla mia finestra’ di Maria Emma. Imelli
L’uomo nell’arco del tempo ha cambiato l’ambiente nel quale vive, costruendo, disboscando, inquinando aria e acqua. Questo influisce anche sulla flora e sulla fauna. Quindi, per proteggere la natura si è deciso di salvaguardare alcune aree, istituendo dei parchi nazionali e delle aree marine.
I parchi nazionali italiani sono 24 e sono stati creati con lo scopo di conservare per le generazioni future degli ecosistemi intatti o, se modificati dall’uomo, con un importante valore naturalistico, paesaggistico, scientifico o culturale. Il più antico è il parco del Gran Paradiso, istituito nel 1922, mentre quello d’Abruzzo risale al 1923. Nel corso degli anni sono stati creati gli altri, fino al 2016 quando è stato istituito il parco nazionale dell’isola di Pantelleria.
Anche le aree marine protette vogliono preservare acque, fondali e coste di grande interesse naturale o culturale. Esse sono 30, situate principalmente al centro e al sud, oltre a due parchi sommersi. In genere in ogni area marina ci sono tre zone di tutela; nella zona A, ci sono le regole più severe e non si può svolgere alcuna attività se non quelle legate alla ricerca. I parchi sommersi, entrambi nel Golfo di Napoli, si distinguono perché proteggono anche reperti archeologici sottomarini.
Inoltre, tra la Provenza, la Sardegna settentrionale e le coste liguri e toscane è stato istituito il Santuario dei cetacei, un’area ricca di mammiferi marini, all’interno della quale si cerca di evitare l’inquinamento e tutte le attività che potrebbero disturbare i cetacei.