
Diana Tazzini, consigliera provinciale di parità, ha analizzato l’attualità del mondo femminile apuano in occasione della Festa internazionale della donna
"Come ogni anno con l’arrivo della primavera, festeggiamo l’otto marzo, festeggiamo la donna, festeggiamo la lotta per la parità di genere. Forse sulla parità di genere qualcuno e qualcuna ha mal interpretato. Pari significa uguali, pari vuol dire stesso peso, stesso valore, stessi diritti, stessi doveri, ma mai vorrà significare uguali perché i generi sono diversi per caratteristiche biologiche e fisiche. Sono le differenze che devono essere valorizzate". Così la consigliera provinciale di parità, Diana Tazzini, inizia la sua riflessione in occasione della Giornata internazionale della donna, annunciando un progetto fortemente improntato alla sensibilizzazione e alla lotta agli stereotipi. "Siamo al secondo anno, il progetto “Oso - Io sono io“ è cresciuto ed è ai nastri di partenza come “Oso - Next generation“ – spiega – Prenderà il via nelle prossime settimane e avrà durata triennale. Rispetto alla prima edizione la platea di riferimento si allarga, abbracciando scuole di ogni ordine e grado ma anche un pubblico adulto – personale Ata, docenti e dipendenti pubblici – con il coinvolgimento dei centri antiviolenza. Che, sempre più radicati, puntano a diventare un luogo ’amico’ lontano da ogni tabù. Non più identificati come ultima spiaggia di una donna vittima di violenza ma come punto di contatto tra mondi. Gli studenti seguiranno dei laboratori teatrale per poi fare un percorso di restituzione con gli psicoterapeuti dei centri antiviolenza, mentre gli adulti prenderanno parte a incontri frontali e inclusivi. Parliamo di due modi diversi di comunicare, giovani e adulti, che vanno anch’essi valorizzati. E rivendico con orgoglio il fatto di essere tra le poche Province ad avere attivo anche un centro per uomini maltrattanti a Carrara". E spiega di voler rendere "la valorizzazione delle differenze il continuum delle politiche di genere nella nostra provincia. Mi impegno a portare nel mondo anche “le lenti” delle donne, l’otto marzo e tutti gli altri giorni. La donna non deve cadere nel tranello di comportarsi come “un ometto” per essere considerata attendibile e forte. Per arrivare ai ruoli di comando, il percorso deve valorizzare le caratteristiche di chi quel percorso lo sta portando a termine. La leadership al femminile sta diventando una leadership maschile travestita con abiti femminili – sottolinea Tazzini – e spesso non ci rendiamo conto di ragionare secondo stereotipi sociali per cui ai vertici arriva chi è più autoritario. L’alternativa invece esiste, la leadership femminile è una guida che punta sull’ascolto, l’inclusione e la condivisione, non usiamo le lenti degli uomini perché sono le uniche lenti utilizzate finora, portiamo i nostri occhiali e vediamo le relazioni, le strategie, gli accordi, i rapporti sociali, con le nostre lenti, le nostre caratteristiche. Usiamo i nostri modi non quelli che sono stati utilizzati fino ad oggi".