VALENTINA SPISA
Cultura e spettacoli

Roberto Carboni, quando lo scrittore diventa tutt’uno col suo romanzo

“Montecatini? Ricordo le cialde che mio zio e mio nonno mi riportavano dopo le corse di trotto”

Montecatini Terme, 18 febbraio 2023 – “Il premio più grande è quando un lettore ti dice quanto gli sia piaciuto un tuo libro. Il rispetto per il lettore è un principio assoluto”. Con questo presupposto fondamentale, lo scrittore Roberto Carboni – che di premi ne ha ricevuti tanti, tra i quali il prestigioso premio della Fondazione Marconi per la comunicazione - ha dedicato la vita allo studio delle stanze nascoste della mente, all'immersione nell'abisso umano e in quella, conseguente e irrinunciabile, nella scrittura. In collegamento dal suo studio tra Sasso Marconi e Pianoro, ci conduce nella profondità della sua ricerca che si fa parola. Nei ricordi, come nell'epifania proustiana verso la madeleine, dolce evocativo di un tempo passato, Carboni ricorda le cialde di Montecatini Terme: “Conosco la città: la mia famiglia correva al trotto e mio zio, insieme a mio nonno, veniva a Montecatini e mi portava le cialde, nella caratteristica scatola di latta, che ancora conservo”.

Carboni vive la scrittura come dimensione totalizzante: "Ho dedicato anni allo studio di psichiatria, antropologia, simbolismo, scrittura creativa. Quando scrivo, come in questo periodo, mi immergo totalmente nel romanzo, quasi finendo con l'applicare il metodo Stanislavskij alla scrittura: cambio abbigliamento, alimentazione, arredamento, musica da ascoltare, adattando la quotidianità al tempo in cui la storia si sviluppa, al mondo interiore del protagonista; come un subacqueo della scrittura, in una commistione di timore e fascinazione che è paragonabile allo stato d'animo di chi scende sott'acqua, nell'oceano, mi immergo completamente nel romanzo”.

Carboni racconta l'essere umano, i suoi chiaroscuri, l'incubo e la tensione alla luce, il coraggio di guardare l'abisso e di lasciarsi guardare da esso. Nel suo libro: "Il segreto dell'antiquario”, il protagonista Elia Morosini Arconati è paradigmatico di questo percorso di ricerca: “Elia è un flautista, compositore, direttore d'orchestra – racconta -. Vive il successo, l'applauso, ma, ad un certo punto, si ritira dal palcoscenico: è schizofrenico, non riesce a sostenere il peso della vecchia vita e cerca di crearne una nuova. Si reinventa come antiquario, ma si tratta soltanto di un'apparenza che il mondo legge. In realtà, quando conosce persone che lo affascinano, trova il modo in installarsi nella loro casa, facendo la copia delle chiavi e s'impossessa delle loro vite, a loro insaputa, fino al delitto. Elia è la foglia che si stacca dal ramo per conoscere l'erba".

Anche un produttore di Hollywood si è accorto di questa storia così complessa, che potrebbe diventare un film. La scrittura è dunque qualcosa da prendere molto sul serio: "Studio e insegno scrittura creativa. Si devono conoscere le regole per poi piegarle alla propria voce interiore, non per omologarsi, ma per far emergere la propria unicità”.