
Il responsabile del dipartimento di neuroscienze dell’età evolutiva della Stella Maris Andrea Guzzetta
Pisa, 2 aprile 2025 – Ogni settimana la Stella Maris di Pisa diagnostica un disturbo dello spettro autistico mediamente a 20 bambini, per un totale di circa 900 l’anno. Un numero elevatissimo che può trovare una forma di contrasto grazie alla prevenzione, ossia alla possibilità di intercettare quei segni di rischio e mettere dunque in atto strategie abilitative precoci. E in questo campo Pisa non si fa trovare impreparata perché, spiega il responsabile del dipartimento di neuroscienze dell’età evolutiva Andrea Guzzetta: "Siamo al lavoro, primi in Italia, su due progetti nazionali chiamati ‘Firrst’ e ‘Protect-A’ finanziati rispettivamente con 1.040.000 e 200.000 euro per riconoscere i segni precoci dell’autismo e prenderli in tempo".
Professore, si può quindi prevenire l’autismo?
"È ciò che speriamo. In quest’ottica si pongono i due progetti appena partiti sui quali riponiamo grandi speranze".
Come mai?
"Perché da alcuni studi preliminari sembra che un intervento precoce e una giusta presa in carico possano riuscire a ridurre l’incidenza finale del disturbo di circa il 70%".
Moltissimo.
"Assolutamente, se riusciamo a intercettare i segni preliminari e prenderli in carico per fare attività socio-comunicative, nei soggetti che più sono a rischio c’è uno sviluppo della patologia solo del 6% contro il 20,5% di chi non le ha fatte".
Quali sono i soggetti più a rischio?
"I bambini nati prematuri, quelli che hanno un fratello maggiore nello spettro dell’autismo, e chi mostra difficoltà socio-comunicative. Questi sono i casi che, storicamente, hanno una possibilità del 20-30% di sviluppare autismo".
E il vostro intervento come si struttura?
"Cerchiamo di intercettare i segnali nella fascia 9-15 mesi. La ricerca degli ultimi tempi mostra infatti come i primi segni di autismo emergano spesso entro i 12 mesi dalla nascita e che i bambini che iniziano le attività nei primi due anni presentano in media traiettorie evolutive migliori, rispetto a quelli che lo iniziano successivamente".
I genitori hanno un ruolo in queste attività?
"Nei nostri progetti sono protagonisti della stimolazione delle competenze socio-comunicative dei piccoli attraverso delle vere e proprie sessioni di ‘gioco’ supervisionate da clinici esperti, promuovendo un neurosviluppo armonico e dunque senza rischi. Peraltro...".
Dica.
"Il coinvolgimento attivo del genitore preoccupato permette di conoscere meglio le sfaccettature dei propri figli e ha dunque l’effetto di migliorare le relazioni. Questo comporta anche una ricaduta positiva sul benessere dell’intero nucleo familiare in questa fase delicata".
Lei di questo parlerà anche al prossimo convegno della Stella Maris?
"Sì, consideri che sono nel comitato scientifico del convegno che, il 6 giugno alle 11 nell’Auditorium della nostra Fondazione a Calambrone, coinvolgerà i massimi esperti nazionali e internazionali sul tema. Avremo modo di parlare delle popolazioni a rischio, i progetti in essere per l’intervento precoce, così come le sfide e gli ostacoli che incontriamo".