
Lorenza Pratali, cardiologa dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr
Otto alpiniste italo-pakistane sul K2. Lorenza Pratali, cardiologa dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr e già presidente della Società Italiana di Medicina di Montagna, le ha seguite passo dopo passo in questa incredibile impresa. Il medico della spedizione sarà ospite dell’incontro di questo venerdì alle 21 in sala del consiglio del Comune di Vicopisano (ingresso libero) nell’ambito della rassegna ‘Marzo di Donna’. Un’occasione per entrare in contatto con l’esperienza di viaggio ad alta quota acquisendo consapevolezza su eventuali rischi e nozioni di base grazie al racconto dell’esperienza di Pratali.
Dottoressa, il suo è stato un incarico fondamentale. Di cosa si è occupata?
"Dalla salute delle alpiniste al piano di emergenza, compresi tutti i presidi da portare in quota, fino al supporto medico dal campo base del K2 che si trovava a quota 5050 metri. Nel corso dell’impresa ci sono state tre emergenze per le quali sono stata chiamata a dare supporto a tre alpinisti del gruppo per cadute o patologie respiratorie. Questa esperienza, inoltre, è stata un’occasione per sviluppare due ricerche grazie a rilevazioni scientifiche (uno studio sulla risposta degli atleti all’ipossia) e ambientali (il monitoraggio dell’impatto degli inquinanti sui ghiacciai) sul campo".
Quali possono essere gli effetti dell’alta quota sulla salute?
"Il mal di montagna: viene utilizzato per indicare una serie di disturbi che si possono verificare ad altitudini elevate. Le manifestazioni che si potrebbero sviluppare quando si sale a quote sopra i 2500 metri sono male acuto di montagna, edema cerebrale da alta quota e edema polmonare da alta quota".
Qual è la sintomatologia?
"La malattia acuta da alta quota è una sindrome caratterizzata da mal di testa, sensazione di testa vuota, stanchezza eccessiva e disturbi gastrointestinali. L’edema cerebrale ad alta quota è associato a vomito a getto, disorientamento temporale e spaziale, allucinazioni, fino ad arrivare al coma. L’edema polmonare ad alta quota invece è associato a respiro faticoso e acqua nei polmoni. Entrambe sono patologie che insorgono superati i 2500 metri e, se non trattate con tempestività, il rischio di morte è molto elevato".
Come acclimatarsi?
"L’acclimatamento è un periodo necessario per far abituare il corpo all’ipossia, la mancanza di ossigeno dovuta alla riduzione di pressione barometrica. Nella spedizione sul K2 abbiamo proceduto con una salita a campi avanzati dal campo base a 5050 metri. Ne avevamo predisposti quattro: il primo a 6050 metri, il secondo a 6300 metri, il terzo a quasi 7000 metri, mentre il quarto precedeva gli ultimi 700 metri verso la vetta. Ad ogni quota, tranne la quarta, il corpo doveva acclimatarsi e dopodiché era prevista una discesa al campo base con una sosta di almeno 2-3 giorni per riprendere le energie prima della ripartenza verso la quota successiva. L’acclimatamento nelle spedizioni su vette over 8000 metri richiede un massimo di due mesi".
I viaggi ad alta quota sono sempre più gettonati, come prepararsi alla partenza?
"Consiglio di avere una buona preparazione fisica e di sottoporsi ad una valutazione sanitaria a 360° almeno un mese prima della partenza".
Ilaria Vallerini