
Strade allagate in città (foto d’archivio)
"In questi cinque anni punteremo a sviluppare un nuovo paradigma per il microclima nei contesti urbani che ci permetterà di disegnare le città del domani". A rendere le città più sostenibili, sicure e a misura di cittadino ci pensa Dante, che non è il sommo Poeta ma ‘Data Aware efficient models of the urbaN microclimaTE’, ossia il progetto della Scuola Sant’Anna che mira a progettare degli ambienti urbani che siano a misura d’uomo e non... una Città Dolente. Il paragone con il creatore della Divina Commedia, però, è voluto dato che il coordinatore del progetto - finanziato con 1,5 milioni di euro dal Consiglio Europeo della Ricerca - è fiorentino e Firenze è la città scelta per la sperimentazione.
"La percentuale di popolazione mondiale che vive nelle città è in rapido aumento - spiega il professor Giovanni Stabile, coordinatore di Dante e professore associato dell’Istituto di Biorobotica dell’ateneo d’eccellenza pisano - e si prevede che raggiungerà l’80% entro il 2050. È quindi fondamentale sviluppare nuovi metodi per modellare il microclima urbano e per aiutare i professionisti della pianificazione urbanistica a rendere le città più sostenibili e confortevoli".
E Dante ha questo obiettivo?
"Esattamente. Creando una copia digitale della città presa in esame, ossia Firenze, riprodurremo il microclima del contesto urbano e valuteremo come agire per migliorare la vita dei cittadini".
In che senso?
"Ci siamo chiesti dove vanno messe le aree verdi per massimizzare il comfort urbano, dove una fabbrica affinché sia più distante possibile dalle zone abitate, dove le ztl e così via".
Tutto attraverso modelli matematici?
"E parametri naturali come la velocità del vento, la temperatura, l’umidità e parametri geometrici, ossia come cambia il microclima urbano se si abbatte una fabbrica, si chiude il traffico o si costruisce un palazzo. Tutto questo si unisce e il risultato ci permetterà di capire quali sono le scelte urbanistiche migliori per affrontare le difficoltà degli abitanti: dalla diffusione degli inquinanti, alla modellazione di fenomeni complessi alle isole di calore ed eventi atmosferici estremi".
Il tema delle città che si allagano durante le alluvioni, avete qualche soluzione?
"Attualmente sto collaborando con il Lamma per rafforzare questo aspetto. Riguardo la struttura urbanistica è presto per dirlo, ma stiamo sviluppando modelli in grado di prevedere con largo anticipo e grande accuratezza le alluvioni e dunque minimizzare i danni sui quartieri cittadini. Tutto per rendere i contesti urbani a misura d’uomo".
Può darci qualche spunto per la città del domani?
"È un po’ prematuro visto che siamo ancora agli albori del progetto, ma nella mia visione le città del futuro dovranno essere progettate in base alla massimizzazione del comfort urbano, ossia minimizzare in estate la temperatura, rendere ambienti urbani fruibili e gradevoli dal punto di vista estetico".
Un esempio?
"Introdurre nuovi edifici porta ad accelerazioni del vento che rendono poco gradevole la vita dei pedoni, quindi va scelto bene dove metterli. Cementare alcune strade della città crea isole di calore che d’estate possono essere dei forni, o al contrario alcuni palazzi comportano delle zone che sono perennemente in ombra e non si riscaldano d’inverno. Questi ragionamenti purtroppo sono spesso fatti a posteriori, quando ormai gli edifici sono costruiti... Noi cercheremo di correggere il tiro".