MARIO ALBERTO FERRARI
Cronaca

Erosione: Arno e Serchio a rischio: "Le foci arretrano 2-3 metri l’anno"

L’allarme dell’Università di Pisa nello studio della professoressa Monica Bini, Scienze della Terra. La proposta: "Lasciar erodere i territori disabitati e delocalizzare le strutture verso aree più sicure".

Ricercatori di Unipi sulla costa di Marina di Pisa. (. foto Del Punta per Valtriani

Ricercatori di Unipi sulla costa di Marina di Pisa. (. foto Del Punta per Valtriani

di Mario Ferrari

Professoressa Monica Bini, docente del dipartimento di Scienze della Terra di Unipi, qual è la causa di questa erosione? "Da un lato l’impatto dell’uomo e le emissioni di CO2, che causano l’innalzamento del livello del mare e quindi l’erosione delle coste; dall’altro le siccità, gli eventi estremi, ma anche le dighe che riducono il numero di sedimenti che si depositano nei delta dei fiumi, e che vengono portati fino al mare dove formano le coste. Quindi diminuisce la resistenza delle spiagge". Quanto è seria la situazione? "Molto. Il 66% dei 40 principali fiumi italiani è soggetto all’erosione costiera, percentuale che sale al 100% se si escludono le aree protette da difese artificiali".

Quali sono i fiumi più a rischio? "Il delta del Po in Pianura Padana e del Sinni in Basilicata. E purtroppo anche i nostri fiumi toscani Serchio, Arno e Ombrone". La Toscana quindi è molto esposta. "Abbastanza. Le foci dell’Arno e del Serchio ormai arretrano di circa 2-3 metri l’anno mentre il delta dell’Ombrone registra una delle situazioni più critiche, con tassi di erosione fino a 5-6 metri l’anno. La ridotta disponibilità di sedimenti, dovuta a modifiche antropiche lungo il corso del fiume, e l’aumento delle mareggiate rende infatti questa zona particolarmente fragile, mettendo a rischio gli ecosistemi del Parco della Maremma, il turismo e l’agricoltura".

La riduzione delle coste cosa comporta? "Apre scenari che sono allarmanti, le dico soltanto che a livello globale nel 2100 ci aspettiamo un aumento dei livelli del mare di circa un metro, che faranno sparire molte delle coste del nostro Paese. Guardando invece a Pisa, consideri che la riduzione dei sedimenti dell’Arno verso Marina causa la situazione critica in cui versa ora la città".

C’è modo per difendersi? "Circa la difesa costiera ci sono due scenari plausibili: fare ripascimenti costanti che non sono però eterni e rappresentano una grande spesa per le amministrazioni oppure applicare una diversa gestione a livello di pianificazione".

Quale? "Lasciar erodere i territori disabitati e delocalizzare le strutture verso aree più sicure, in questo modo si possono concentrare gli sforzi difensivi verso i luoghi più sensibili e più congestionati dall’attività umana. Inoltre, bisognerebbe smettere di cementificare la costa".

Basta questo? "No, servono anche strategie sostenibili per gestire le coste, mitigare gli effetti dell’erosione e proteggere le aree più fragili e, soprattutto, ridurre le emissioni di gas serra".