
Titolare di un noto ristorante in città racconta la ’sua’ guerra "Le famiglie accolte nel 2022 dai pisani sono ritornate a casa. Viviamo con la speranza che questo incubo finisca presto".
Il ritmo è scandito dalle sirene, dai messaggi di emergenza che la popolazione ucraina riceve quotidianamente sui propri smartphone, dal reclutamento militare continuo. Negli intermezzi di questo quadro drammatico e dove il volto di Dubno - cittadina a metà strada tra Leopoli e Kiev – non è stato sfregiato dai raid missilistici, c’è ancora la vita. Vita scandita da consapevolezza e speranza di donne, bambini e pensionati. Anche di chi nelle prime battute del conflitto aveva cercato riparo altrove, per esempio in Italia. Da Pisa a Dubno nel marzo del 2022 era partita una carovana della solidarietà che aveva portato in salvo quattro donne e otto bambini. Grazie all’impresa coraggiosa di due donne Irina Kolinska, titolare di un ristorante rinomato a Pisa, insieme alla cuoca Alla Lebediva. L’auto aveva sfrecciato nella notte percorrendo 1200 chilometri per raggiungere il confine tra Polonia e Ucraina con l’obiettivo di mettere in salvo le compaesane e i piccoli, tra i quali i figli di Alla.
Irina Kolinska, sono passati 3 anni dallo scoppio della guerra in Ucraina e dalla vostra impresa raccontata al tempo sulle pagine de La Nazione. Cosa è successo nel frattempo? "Le madri con i loro bambini, che erano stati accolti calorosamente dall’abbraccio della città, sono tornati in Ucraina. Solo una bambina con una malattia genetica, che al tempo era appena neonata, è rimasta con noi perché è sottoposta a cure specialistiche all’Ospedale del Cuore a Massa".
Come si vive là al momento? "Si vive con la consapevolezza di essere in guerra e con la speranza che tutto finisca al più presto. I miei genitori sono rimasti a Dubno. Siamo sempre in contatto. Mi raccontano che per le strade non si vedono più uomini in età di leva perché sono tutti al fronte. A volte i russi bombardano punti strategici (per esempio strutture in cui viene stoccato il gasolio), l’esplosione si sente anche in città e la paura c’è, ma è sempre a 30-40 km dal centro abitato".
Ci sono state perdite nelle sua famiglia o in quella delle sue compaesane? "Fortunatamente né tra i miei familiari né tra quelli delle ragazze. Purtroppo, quando arrivano le salme dei nostri soldati, la città ripiomba nella disperazione e nell’orrore della guerra".
Che atmosfera si respira considerando gli ultimi aggiornamenti tra Usa-Russia e Ucraina? "C’è molta preoccupazione per il destino del nostro Paese".
Qual è l’umore tra gli uomini che conosce e che ora sono al fronte? "Al fronte sono preoccupati che non arrivino più rifornimenti di armi. Nessuno ha intenzione di arrendersi, c’è chi spera ancora nell’Europa".
Racconta Donald Trump che Vladimir Putin non ha aggredito l’Ucraina e vuole la fine della guerra… "E’ spaventoso che si giustifichi l’aggressione di un Paese. Non è assolutamente ammissibile una cosa del genere. E tutti i nostri morti?".
Lei è mai tornata a casa dai suoi genitori? "No, vivo con la speranza e prego di poterli riabbracciare al più presto. Quando la guerra sarà finita tornerò insieme a mia nipote per farle conoscere la terra della sua famiglia".