GABRIELE MASIERO
Cronaca

Maestro d’ascia di stirpe. Frassi e le sue opere d’arte

Giuseppe, 64 anni, porta avanti la tradizione di famiglia con lo storico mestiere "Così regalo nuova vita ai gioielli del mare in legno, serve tanto amore".

Frassi insieme al giovane collaboratore al lavoro su una imbarcazione

Frassi insieme al giovane collaboratore al lavoro su una imbarcazione

di Gabriele Masiero

Giuseppe Frassi, 64 anni, è forse l’ultimo maestro d’ascia pisano, artigiano che da tre generazioni porta avanti un mestiere antico che ancora oggi sprigiona un fascino assoluto, impregnato di fatica ed eleganza. Qualcosa di più di un semplice mestiere, perché i suoi refit sono una specie di opera d’arte, di sicuro pezzi unici. Frassi della Servizi Nautici sas è l’erede di una famiglia che costruiva battane e barchetti da fiume sull’Arno nei pressi di Uliveto Terme e il mestiere l’ha imparato seguendo le orme del padre e del nonno: ha fatto pratica nei Cantieri di Pisa quando i motoryacht pisani rappresentavano, assieme a pochi altri, il massimo della classe e della bellezza delle barche in legno e oggi prosegue una tradizione di artigianato manuale che non potrà mai essere sostituito da una catena di montaggio.

"Però - spiega l’artigiano - oggi il 90% delle imbarcazioni sono in resina, un materiale che non si rovina in acqua e che ha di fatto soppiantato il legno che permane solo nelle barche d’epoca come simbolo di eleganza e unicità ma che richiede manutenzioni di gran lunga più costose: il nostro ultimo refit è costato al committente 55 mila euro". Il restauro del Mabelle, un 12 metri che oggi fa bella mostra di sé al porto di Marina. "Esatto. L’imbarcazione è stata costruita nel 1973 dai cantieri Sangermani di Lavagna, azienda di grande tradizione a partire dal 1896, per un’armatrice milanese e destinata a partecipare come componente della squadra italiana alla Admiral Cup, prestigiosa gara velica inglese. E’ una barca tutta di legno, dall’acacia delle ordinate al pino del fasciame, al mogano della coperta e della tuga. Una barca concepita dall’architetto statunitense Dick Carter con grande attenzione ai pesi e alle linee d’acqua. Dopo 50 anni e vari cambi di proprietà la barca navigava ancora e partecipava alle regate riservate alle barche storiche, pur risentendo dei molti acciacchi dovuti all’età e, in ultimo, a un incontro troppo ravvicinato con uno scoglio, proprio alla foce dell’Arno".

Di quali interventi ha avuto bisogno?

"Di una manutenzione completa perché rabberci qua e là avrebbero presto o tardi chiesto il conto. Ordinate e i madieri (parti della struttura interna) che il tempo e l’acqua avevano rovinato sono stati sostituiti da nuove parti modellate una per una a seguire le linee dello scafo, rimontate e assicurate al fasciame e alla chiglia con nuovi bulloni in acciaio e con chiodi in rame passanti e ribattuti, uno per uno, dall’interno. Alla fine dopo altri interventi e dieci mesi di lavoro ‘Mabelle’ è tornata in mare per affrontare altri decenni di navigazione".

Il maestro d’ascia è un mestiere che sta sparendo: perché?

"Per le condizioni del mercato della nautica e perché è un mestiere difficile. Con me collabora un ragazzo, spero che possa un giorno continuare quello che gli ho insegnato. Ma la professionalità non basta per fare questo labvoro serve l’amore per queste barche, il gusto di prolungare loro l’esistenza, come abbiamo fatto un paio di ani fa con uan splendida imbarcazione disegnata da German Frers".