CARLO BARONI
Cronaca

Parà morto in caserma alla Gamerra: "Stava male e fu abbandonato"

Tiziano Celoni, 27 anni, originario di Viterbo fu trovato agonizzante sulla sua branda sette anni fa. Per il tribunale quella del militare (peraltro più alto in grado) che era con lui fu una grave negligenza .

Una gravissima negligenza, secondo il giudice. Perché l’imputato avrebbe scelto la strada più comoda, chiamando i commilitoni e facendo abbandonare Celoni in stanza, lasciandolo sul letto dove qualche ora dopo fu trovato agonizzante. Mentre lui, il più alto in grado, proprio secondo l’ordinamento militare, avrebbe dovuto adoperarsi per prevenire e contenere i danni, chiedendo l’aiuto all’ufficiale medico o portandolo subito in ospedale. Era suo dovere, secondo il tribunale di Pisa.

Per questo Fabio Tirrito, 40 anni (difeso dagli avvocati Francesca Baregi e Gabriella Cirillo) nei mesi scorsi è stato condannato – riconosciute le circostanze attenuanti generiche – ad un anno e mesi tre di reclusione con la sospensione condizionale della pena. Tiziano Celoni, 27enne, originario di Viterbo, parà in fermo permanente alla Gamerra di Pisa, fu trovato agonizzante sulla sua branda 7 anni fa, era il 10 novembre 2017.

Secondo l’imputazione che ha portato al processo, tre commilitoni non aiutarono Tiziano quando stava male. Tirrito, appunto, il più anziano e più alto in grado, è stato condannato in primo grado a Pisa per omicidio colposo. Per gli altri due, invece, è già arrivata la sentenza d’appello: Augusto Simeoni e Alessio Fracassi, di Livorno, sono stati condannati a Firenze, lo scorso autunno, a 8 mesi di reclusione per omissione di soccorso.

Celoni – fu ricostruito – aveva passato la notte fuori dalla caserma. Prima era stato a cena a Cascina, poi aveva prelevato i soldi sul lungarno a Pisa. Il 27enne sarebbe rimasto fuori dalla Gamerra con Tirrito che intorno alle 7 avrebbe chiamato Fracassi e Simeoni che lo aiutarono a portarlo dentro lasciandolo sulla branda. Poi se ne andarono. Prima delle 13.30 fu Fracassi a trovare Celoni molto grave. Il medico dell’ambulanza fece il possibile, ma non ci fu nulla da fare. Quando fu portato dentro la sua stanza – la mattina del 10 novembre – era "una persona del tutto incosciente", scrisse il giudice nelle motivazioni della condanna per i due ex commilitoni giudicati in abbreviato. I genitori del 27enne seguiti dai penalisti Max Giordano Marescalchi e dalla collega Muriel Petrucci, hanno sempre ribadito che avevano affidato il loro unico figlio all’Esercito Italiano, in piena salute e con tanta voglia di vivere: un figlio che è stato “riconsegnato” loro su una lastra di marmo, in una camera dell’obitorio. Riguardo la sentenza su Tirrito, l’avvocato Marescalchi, rileva come, fra altri aspetti, "restino perplessità sulla concessione della sospensione condizionale della pena e sul riconoscimento delle attenuanti generiche".

Carlo BaroniAntonia Casini