Pistoia, 2 agosto 2012 - LA STRADA della «ricerca della verità» che, fin dai primi giorni dopo quella tragedia del 7 dicembre 2009, avevano detto di voler imboccare, li ha spinti a chiamare in causa anche il Comune di Pistoia, proprietario del «Lago Mago», l’asilo nido frequentato dal loro piccolo scomparso ad appena nove mesi, proprio dopo aver trascorso la mattinata nella struttura. A quasi tre anni di distanza dai fatti, come sempre lontani dal clamore, i genitori di Mattia Pierinelli hanno deciso di citare in giudizio l’amministrazione e, in solido, lo stesso asilo.
MATTIA aveva 9 mesi. Si sentì male la mattina del 2 dicembre 2009 all’asilo nido comunale Lago mago del villaggio Scornio, che frequentava ogni giorno. Fu portato al pronto soccorso dell’ospedale del Ceppo in condizioni gravissime, e in seguito al Mayer di Firenze dove morì, il 7 dicembre. Una tragedia oscurata dal clamore suscitato, proprio in quei giorni, dall’arresto delle maestre del Cip Ciop. Sulla tragica scomparsa è stata aperta un’indagine. A provocare la morte di Mattia fu, secondo gli accertamenti effettuati, un’emorragia cerebrale che avrebbe potuto essere attribuita alla Sbs (shaken baby syndrome), la sindrome da scuotimento. Quando il piccolo morì, i genitori acconsentirono alla donazione degli organi che salvarono la vita di quattro bambini: in Spagna, in Italia, in Inghilterra e in Francia. Desideravano tanto sapere qualcosa di più, come era stato loro promesso. Non hanno ottenuto nemmeno quello. Sono stati lasciati soli con un dolore indescrivibile.
DOPO essersi rivolti all’avvocato Maurilio D’Angelo del foro di Roma, adesso i genitori vogliono che Comune e asilo si assumano quelle che ritengono essere le loro responsabilità. C’è una richiesta di due milioni di euro a titolo di risarcimento per i danni morali, biologici patrimoniali subiti. I genitori hanno chiesto inoltre che il Tribunale di Pistoia riconosca le responsabilità che hanno portato alla morte del piccolo, da attribuire — sostengono — all’asilo «Lago mago», a cui il bambino era affidato in custodia. Per il padre e la madre del piccolo Mattia non non sarebbero infatti state adottate, in via preventiva, tutte le misure per scongiurare l’evento. Vogliono che, ricorrendo a tutti i mezzi istruttori, anche ricorrendo a una consulenza tecnica medico-legale, si determini una volta per tutte se l’evento si è verificato nelle ore in cui il bambino si trovava affidato alla custodia e alle cure dell’asilo nido del Villaggio Scornio.
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