LINDA MEONI
Cronaca

A 21 anni attraversa l’Africa in bicicletta: “Difficoltà e rischi, ma quanta bellezza”

Meteo difficile, disordini civili, difficoltà di percorrenza. Partito nell’agosto del 2024 da Firenze, Dario Franchi è arrivato dopo 13.500 chilometri e 200 giorni a Cape Agulhas, la punta più meridionale del continente

A 21 anni attraversa l’Africa in bicicletta: “Difficoltà e rischi, ma quanta bellezza”

Pistoia, 25 marzo 2025 - Immagina una casa, per materasso la terra dura, come tetto sopra la testa il cielo. Una tenda da campeggio piantata nel nulla. Sempre che per “nulla” s’intenda la natura che non conosce contaminazioni, i tramonti che infiammano l’orizzonte di quei colori caldi che in quella che è “casa” tutto l’anno non incontreresti mai. E le stelle: quante se ne vedono da quaggiù. Se è vero che ognuno ha il proprio metro per dire quanto misura un sogno, per Dario Franchi, 21 anni, quel sogno si traduce in una distanza: Dakar-Cape Agulhas, punta più meridionale d’Africa. Ovvero, 13.500 chilometri percorsi pedalando. Misurandosi con tutto, il meteo e le interminabili piogge torrenziali, le difficoltà geopolitiche sfiorando i disordini civili e la minaccia terroristica di Boko Haram, i capricci (più che motivati) di un mezzo di trasporto che ha sfidato l’impraticabilità di un tracciato che in alcuni casi neppure poteva essere definito “strada”. Ha il senso dell’eroico e dell’impresa quella appena compiuta da questo giovane avventuriero partito da Buggiano con in tasca un sogno. Praticamente una follia, di quelli che grideresti all’incoscienza. “Ma io incosciente non lo sono stato mai – dice lui, adesso contemplando l’oceano forte del traguardo raggiunto -. Esserlo avrebbe significato non sapere cosa avrei potuto incontrare. Io invece conoscevo il rischio, avevo ipotizzato per alcune tappe anche la possibilità di fallire, anche di farmi male”.

Partito nell’agosto del 2024 da Firenze, Dario Franchi è arrivato dopo 13.500 chilometri e 200 giorni a Cape Agulhas, la punta più meridionale del continente
Partito nell’agosto del 2024 da Firenze, Dario Franchi è arrivato dopo 13.500 chilometri e 200 giorni a Cape Agulhas, la punta più meridionale del continente

Ma i sogni, se sogni sono davvero, il guinzaglio non ce l’hanno. Conoscono solo un bivio: il coraggio o la resa. “Oggi mi dico felice e soddisfatto, ovviamente stanco ma pieno di belle sensazioni – racconta -. Ho affrontato momenti pieni di stress, ma la parte difficile del viaggio è finita quattromila chilometri fa, tra il Congo e poi la Nigeria. Sapevo bene che lì avrei trovato il peggio tra guerra civile in atto e terrorismo, rischio di rapimenti, piccoli gruppi criminali in azione. Ma ho sempre usato prudenza”. Una parentesi di paura e bruttezza, in mezzo a un mare di bellezza: “Quella della natura. Sorprendente l’Angola, con le sue foreste da togliere il fiato, la Namibia coi suoi paesaggi desertici. Non so scegliere tra tanta bellezza – continua Dario –. E poi quella della gente: ho conosciuto centinaia di persone, gente di qualsiasi tipo che mi ha regalato ospitalità e un pezzo di sé. Gente che pur nella povertà ha trovato il modo di aggiungere una bocca da sfamare a tavola. Non dimenticherò l’incontro con un mio coetaneo in Nigeria, la cui unica preoccupazione quotidiana era il controllo del prezzo del riso: da quello dipendeva la sua possibilità di consumare un pasto. Gente che beve l’acqua dai pozzi, che mangia una volta ogni due giorni. Ma quanta energia, quanta dignità”.

Dario Franchi 12
Dario Franchi durante la sua avventura in Africa

E poi ancora la bicicletta, un mezzo davvero particolare per portare a termine l’impresa. “Se penso alla complessità del tracciato – dice ancora lui – devo dire che la bici ha superato sé stessa. Ho pedalato su strade che diventavano pantani con la pioggia, con l’acqua che mi arrivava fino alla testa. I guasti? Li ho risolti con pezzi che mi ero portato dall’Italia, alcuni li ho reperiti qui, altri li ho dovuti costruire arrangiandomi con quel che trovavo. Se mi guardo indietro adesso quest’esperienza non posso che valutarla nel migliore dei modi”.

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Partito nell’agosto del 2024 da Firenze, volato fino a Dakar e da lì inforcata la bici per le terre sabbiose d’Africa, Dario ha chiuso questo capitolo poco più di 200 giorni dopo tra l’incredulo e l’emozionato, con un bagaglio d’esperienza da metabolizzare oppure da far diventare libro o documentario o chissà. Di sicuro quanto compiuto è cosa non comune, tanto da ricevere una valanga di complimenti, compresi quelli di Lorenzo Jovanotti che nelle ultime ore ha elogiato Dario per il viaggio.

L'impresa di Dario Franchi: a 21 anni attraversa l'Africa in bicicletta. Le foto

“Adesso sono ancora a Cape Agulhass dove resterò qualche giorno. Poi mi rimetterò in moto, ancora in bici, destinazione Città del Capo. Trecento, quattrocento chilometri da qui. Il mio biglietto aereo di ritorno a casa è datato 18 maggio. Vediamo cosa accadrà, se i pochi soldi che mi sono rimasti mi permetteranno di trattenermi ancora. Ma non ho piani, vivo il tempo liberamente. Penso solo alla prossima avventura, un progetto veramente molto difficile e ambizioso, che non so se sarò in grado non solo di completare, ma pure di iniziare. Quando e se sarà il momento lo ufficializzerò. Chi ho sentito per primo al mio arrivo? Il mio amico Oliver: con lui tentammo la stessa impresa nel 2022, dovendo rinunciare dopo novemila chilometri per le difficoltà geopolitiche incontrare sul percorso. Felice anche lui per me di questo traguardo. E poi gli apprezzamenti di chi a queste avventure non è nuovo, come Lorenzo Barone, uno che ai tempi della scuola guardavo con occhi pieni di sogno e invidia per le imprese compiute».