
Sacchi di sabbia, stivali e ombrello per tentare di difendersi dalla furia dell’acqua (Acerboni / Fotocastellani)
La conta dei danni del maltempo sarà lunga. Ma un dato è certo: "ogni evento ‘acuto’ scava un solco più profondo nel tessuto già debole dei territori, i cui effetti non è facile prevedere", dice Daniele Matteini, presidente Confindustria Toscana Nord. Poi l’analisi. "A onor del vero dobbiamo osservare che il reticolo fluviale ha tutto sommato retto l’ondata di piena, grazie a interventi più tempestivi e di maggior incisività; riteniamo che questo sia il frutto dell’esperienza maturata in occasione dei fatti del novembre 2023, che hanno determinato una maggior conoscenza del territorio – spiega –. A questa conoscenza noi, come sistema di rappresentanza delle imprese industriali, ulteriormente intendiamo contribuire, mettendo a disposizione della Regione e di tutti gli enti interessati lo ‘Studio per la valutazione del rischio idraulico da collasso arginale in alcune zone delle province di Lucca, Pistoia e Prato” che nello scorso novembre abbiamo commissionato a Enio Paris, professore emerito dell’Università di Firenze e membro del Comitato tecnico-scientifico della Regione per l’alluvione 2023, e all’ingegner David Settesoldi. Per Pistoia, sarà oggetto di approfondimento il tratto del Torrente Agna, che corre dalla via Montalese fino alla Variante Pratese".
Il punto dolente. "La preoccupazione maggiore è data dalle frane: sappiamo che da un punto di vista orografico la provincia di Pistoia presenta una articolazione piuttosto complessa, e che oltre la metà del territorio insiste in area montana (44%), e collinare (21%) – prosegue il presidente –. E’ proprio in questa parte che si sono verificati il maggior numero di interruzioni viarie e limitazioni al traffico, smottamenti, situazioni di pericolo per vegetazione franata sulla sede stradale. Una fragilità così evidente e diffusa insiste proprio in territori che, dal punto di vista socio-economico sono più deboli e che rischiano di depauperarsi ancora di più". "Nella stessa provincia è ormai comunque a rischio l’intero sistema viario che funge da collegamento fra poli importanti (vedi il San Baronto, già oggetto di preoccupazione prima delle piogge recenti) o che è alternativo a una viabilità primaria o secondaria – conclude –. L’appello che rivolgiamo quindi, come Confindustria Toscana Nord, ai decisori politici è di uscire dalla logica dell’emergenza quando essa si concretizza, e cominciare a programmare e investire in modo strutturale per la manutenzione di un sistema infrastrutturale viario che non debba lasciare indietro nessuna parte di territorio. Noi, come sistema di rappresentanza delle imprese industriali, monitoriamo cause ed effetti sulle imprese di questi eventi; e continuiamo a rappresentarne i bisogni a quanti governano il territorio. Certi che pianificare interventi sia, in ultimo, più economico che intervenire in urgenza".